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L’appello di Amnesty International per la scarcerazione dei giornalisti birmani

 

In occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa, Amnesty International ha sollecitato il governo di Myanmar a rilasciare gli operatori dell’informazione arrestati o condannati nel 2014. Zaw Pe, videogiornalista della Voce democratica di Burma, è stato condannato il 7 aprile a un anno di carcere per i reati di  “invasione di proprietà privata” e “aggressione o uso della forza nei confronti di un pubblico ufficiale per impedirgli di svolgere il suo dovere”. La sua colpa? Aver indagato su episodi di corruzione nella regione di Magwe.

Quattro giornalisti e l’amministratore delegato del quotidiano Unità sono in carcere da gennaio per essersi occupati di una fabbrica sospettata di produrre armi chimiche, sempre nella regione di Magwe. Rischiano una condanna a 14 anni. Yae Khe, un giornalista freelance che collabora con l’agenzia Mizzima, è stato arrestato il 26 aprile dopo aver organizzato una manifestazione pacifica nella regione di Bago per chiedere la liberazione dei colleghi in carcere. È stato rilasciato su cauzione ma rischia un anno di carcere.

Il giro di vite nei confronti degli operatori dell’informazione testimonia quanto le autorità birmane continuino a perseguitare i dissidenti. Gli arresti, i processi e le condanne nei confronti di chi si occupa di temi sensibili o promuove manifestazioni pacifiche ci dicono che la tanto accreditata transizione di Myanmar è ancora ampiamente incompiuta.

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