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La ministra Boschi, i Professori, gli intellettuali, Berlinguer

 

Ormai siamo in presenza di una vera e propria escalation contro chi pensa con la propria testa e si permette di dissentire  dalle scelte e dalle decisioni del “ potere”, a partire dal segretario e premier, Matteo Renzi, con coro delle donne e degli uomini del suo staff alcuni dei quali , per caso, sono diventati ministre/i.  Gli attacchi agli intellettuali, agli “ idealisti  con il broncio”,  ha titolato, imprudentemente, L’Unità, il giornale che  ha come suo fondatore un grande intellettuale dal nome Antonio Gramsci  come ricorda anche la testata, si fanno sempre più massicci, pesanti, violenti, per ora solo nel linguaggio.

Il “ culturame “ di scelbiana memoria
Non diciamo che siamo già arrivati  all’uso della parola “ culturame”, di scelbiana memoria. Ma alla ministra Maria Elena Boschi che contro i professori  rei di non condividere  né l’ìItalicum  né il “ senato delle autonomie” ha messo  l’elmo ed  è scesa in guerra consigliamo di rileggere alcune pagine dei discorsi di Scelba, ministro anch’egli. E le consigliamo anche, poi ci torneremo, di rileggere le conclusioni, non tutto l’intervento ma alcuni brani, di Enrico Berlinguer al convegno dell’Eliseo, l’incontro fra il Pci e gli intellettuali avvenuto il 15 gennaio del 1977 cui il segretario del Pci  si rivolgeva chiedendo loro un contributo, la partecipazione al progetto di rinnovamento della società che il partito aveva in animo di mettere in cantiere. Attaccare, anche irridendoli, personalità del mondo della cultura, diventa comodo quando non si hanno risposte da dare loro. Ma è una china pericolosa quella che il Pd sta percorrendo per se e per il Paese.

I “ renziani “ non ce la fanno proprio ad ascoltare chi dissente da loro
Questi “ renziani” non ce la fanno proprio ad ascoltare  e prendere in considerazione le critiche alla “ riforme “ istituzionali partorite dal patto Renzi-Berlusconi. In particolare viene preso di mira Stefano Rodotà e con lui i firmatari dell’appello promosso da Libertà e Giustizia che avvertono il rischio di una deriva autoritaria. Ora scende in campo in prima persona la ministra Boschi. A pensare, dopo averla ascoltata in tanti talk show, che siamo nelle sue mani e in quelle di Verdini in quanto a riforme  riguardano lo Stato, le istituzioni democratiche, vengono i brividi. Ma non basta.  Dice la ministra: “Io temo una cosa sola e cioè che in questi trent’anni, le continue prese di posizione dei Professori abbiano bloccato un processo di riforma che oggi invece non è più rinviabile per il nostro Paese “ Ma davvero sono stati i “ professori” . Il berlusconismo, il craxismo, la stessa Dc, non hanno niente a che vedere?. E’ vero che la ministra è giovane, ma dovrebbe ,mica chiediamo tanto, la storia politica del Paese   che è chiamata a governare.

Ancora un velenoso attacco a Stefano Rodotà
Non bastava questa frase. Bontà sua trova  legittimo che Rodotà abbia  “posizioni diverse”. Ah, questo perlomeno lo concede. No, è una iniezione  di curaro perché trova “ legittimo che Rodotà abbia cambiato idea perché, ricordo, che nel 1985 fu il secondo firmatario di una proposta di legge che voleva abolire il Senato”.   Rodotà proprio in una intervista alì’Unità  ha spiegato, se ce ne fosse stato bisogno, che nel 1985 si votava con il proporzionale e con le preferenze, che non esisteva l’ìtalicum,  un sorta di porcellum bis, forse peggio.
“Quel testo –dice Rodotà-voleva rafforzare la rappresentanza dei cittadini e la centralità del Parlamento contro i tentativi che c’erano anche allora di spostare l’equilibrio a favore dell’esecutivo. Nel 1985 c’erano il proporzionale, le preferenze, i grandi partiti di massa, regolamenti parlamentari che davano enormi poteri ai gruppi di opposizione. Il nostro obiettivo era dare la massima forza alla rappresentanza parlamentare, mentre oggi la si vuole mortificare.”

Il convegno all’Eliseo:  il rapporto fra Pci e intellettuali
Torniamo così a suggerire alla ministra il discorso di Berlinguer. Non si trattava  solo di discutere skl rapporto fra cultura e politica, cosa  che sarebbe utilissima ancora oggi. Ma di ragionare sull’intervento della cultura, i professori nel gergo boschiano, nella elaborazione di un progetto di rinnovamento. Dice il segretario del Pci, che “ non siamo venuti i qui a presentarvi quasi un piatto bello e confezionato, a cui voi foste chiamati ad aggiungere i condimenti o a dire solo se vi piaceva o no. Noi abbiamo invece voluto convocare questo convegno prima ancora di giungere, come partito, ad un progetto compiuto nelle sue varie parti, e ciò per la semplice ragione che tale progetto deve essere il risultato di una ricerca e di un lavoro comune che vanno al di là di quelli che sta compiendo e compirà il gruppo dirigente del nostro partito. Infatti, anche solo per non ricadere nella negativa esperienza del centro-sinistra, noi dovevamo e dobbiamo guardarci dall’errore di ogni progettazione fatta unicamente a tavolino.” Tradotto nel presente un tavolino cui siedono Boschi e Verdini.

I comunisti italiani per l’autonomia e libera funzione della cultura
Ancora: è evidente che nessuna opera di salvezza edi rinnovamento generale del paese può andare avanti  senza, una crescita del sapere e dell’amore per il sapere, senza un rinnovamento degli strumenti del sapere, affinché la produzione di cultura, e quindi le istituzioni culturali, siano artefici anch’esse del risanamento e del rinnovamento di tutta la società.I comunisti italiani sono per l’autonoma e libera funzione della cultura: non chiediamo obbedienze a nessuno. Noi ci siamo battuti sempre e ci battiamo per il progresso e l’espansione della vita culturale. In questo nostro impegno dobbiamo sempre guardarci da interventi che possano, nella benché minima misura, ledere la libertà  delle attività culturali, della creazione artistica, giacché queste hanno come condizione vitale di sviluppo non quella di obbedire a un partito, a uno Stato, a un’ideologia, ma quella di poter dispiegarsi in pienezza di libertà e di spirito critico. E conclude : “ Non è compito né dei partiti, né dello Stato ,esigere obbedienze, far prevalere concezioni del mondo, limitare in qualsiasi modo le libertà intellettuali. E poi: “ Questa è la  nostra impostazione: da essa non dobbiamo discostarci mai.” Dovrebbe valore ancora oggi che il Pci non c’è più. Anche per la ministra Boschi.

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