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In nome della madre e del padre. E i figli?!

 

Una donna (madre: chi può saperlo a questo punto?!) incuba nel suo utero coppia di gemelli il cui DNA appartiene però a donna e uomo, coniugati fra loro, che presso il centro di fecondazione assistita avevano già depositato i loro gameti al fine d’unirli nell’utero della donna di quella coppia, mica nell’utero di donna d’altra coppia donna-uomo.
Il nostro corpo ci appartiene e ne disponiamo.  Nessuno può “impossessarsene” (in tutto o in parte) senza nostro consenso oppure, nei casi previsti dalla legge, senza consenso dei nostri legittimi eredi. Quando però succedono (tremendi) errori umani che riescono a stravolgere irrimediabilmente l’umana natura della cosa, che si può fare per ovviare?   Niente. Deve per forza intervenire umana legge. Si badi: il nostro Paese ha mai legalizzato la fecondazione eterologa (è solo da qualche giorno che, grazie a sentenza costituzionale, le cose dovranno cambiare) e men che meno l’utero cosiddetto “in affitto”. E’ in questo s(S)tato e a queste condizioni delle cose che ci troviamo a dover affidare al potere giudiziario (ché i “laici” legislativo ed esecutivo sempre preferirono mantenersi buoni i rapporti clericali) il macroscopico e incredibile errore da scambio di embrioni purtroppo accaduto nel nostro Paese. In questo stato delle cose ai magistrati, per disporre a chi affidare i nascituri, è pertanto demandato l’onere di stabilire addirittura la natura di “figli” altro che sentenziare “solo” chi giuridicamente sono i genitori!

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