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per i social media. Adesso tocca a Youtube

Turchia: l’avversione di Erdoğan
per i social media. Adesso tocca a Youtube

 

Dopo nemmeno una settimana dal blocco di Twitter il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan blocca anche Youtube. Circa un mese fa il premier aveva affermato “non lasceremo la Turchia alla mercé di Youtube e Facebook” siti che ha definito come “la peggiore minaccia per la società”.  Il premier turco sta dunque portando rapidamente avanti le nuove riforme riguardanti la libertà di espressione nel Web. Lo scorso 6 febbraio infatti il Parlamento turco ha concesso alla TIB, un’agenzia governativa per le telecomunicazioni, di bloccare, senza il consenso di un tribunale, l’accesso a siti che non vengono monitorati dalle autorità e diffondono materiale “offensivo”. “Se internet e i computer non sono usati in modo adeguato non costituiscono più strumenti vantaggiosi o educativi ma al contrario diventano pericolosi” ha affermato il primo ministro.

Il blocco del sito deriverebbe, dunque, dalla diffusione di alcune registrazioni audio che riguardavano i progetti militari della Turchia in Siria. Erdoğan ha giustificato la sua decisione definendo ignobile e immorale la loro diffusione che avrebbe avuto il solo scopo di diffondere falsità inventate dai suoi avversari politici. Non è la prima volta che il governo turco blocca l’accesso al sito, era già successo infatti nel 2007 in seguito alla pubblicazione di un video ritenuto offensivo nei confronti di Ataturk. L’accesso era stato ripristinato nel 2010 quando il presidente Abdullah Gül aveva affermato la sua contrarietà al divieto.

E così a soli quattro giorni dalle elezioni amministrative, che saranno una cartina di tornasole per il governo, Erdoğan continua a spada tratta la sua campagna anti social media iniziata con Twitter e approdata su Youtube.  L’Europa è preoccupata e sostiene l’importanza di una revisione completa degli organismi di regolamentazione della Turchia e il necessario riposizionamento di entità realmente indipendenti al posto degli organi di censura di Stato.

Il piano di Erdoğan di censurare il Web sta procedendo, ma il popolo turco non è disposto a farsi mettere a tacere. I manifestanti alla notizia del blocco di Twitter hanno scritto con vernice spray soluzioni per aggirare la censura e lo stesso succederà con Youtube. Il potere  e la forza della rete riescono, il più delle volte, a superare gli ostacoli di governi autoritari che probabilmente non si rendono conto della grandezza del mezzo al quale si stanno opponendo. E come proprio Erdoğan ha commentato quando Internet è stato sospeso in Egitto nel 2011: “Nessun governo può sopravvivere contro la volontà del suo popolo. Siamo tutti di passaggio e saremo giudicati da quello che abbiamo lasciato alle spalle”.

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