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Renzi, genoma per noi

 

In tutto sono una sessantina, tra ministri, vice e sottosegretari: uno per ogni scarso milione d’italiani per quanto riguarda solo Chigi, cui s’hanno ovviamente da aggiunge numeri ben più elevati (non d’italiani, ma di onorevoli)  per Madama e Montecitorio. Roba che uniti ai loro sottoposti, avremmo un referente per ogni condominio!

A parte il fatto che nei 44 d’appendice (istituzionalmente non riconoscibili in altro Stato di diritto, ma manco contemplati da nostra Costituzione) ai 16 ministri nessuno s’è più filato la percentuale di sesso femminile, s’è palesemente conclamato il bisogno della spartizione senza se e ma, a tal punto che il neo premier s’è trovato a dover infilare, forse sperando che nessuno s’accorgesse (?!) l’indagata Barracciu e il sospetto Gentile (esempi presi a caso).  Il secondo -visto che se n’erano accorti proprio tutti- s’è dovuto dimettere e tanto gentili noi e tanto onesto pare lui che abbiamo perfino a lui innalzato lodi alla sua generosità magnanima (?!). Baldo Renzi non lo dovevi fare (sottosegretario), non lo dovevi fare!

Lui, lo Renzi il magno fico,  si considera e promette rivoluzione, ma per il momento ci lascia, come sempre fecero i suoi predecessori, con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi ché abbiamo già visto quel genoma. E perciò manco più ci frega di chiedergli da dove è spuntata la (sua) necessità di ‘sti 44 (patti) in fila per 16 (ministri) con il resto di 2mila circa che, tra diretti e indiretti, già occupano le altre due camere.       

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