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Quando Putin torna utile. Primo caffè di marzo

 

La fortuna non gli manca. La quasi invasione russa della Crimea consente ai giornali di non infierire sulla scelta dei sotto segretari. Titolo forte del Corriere : “Le mani della Russia sulla Crimea”. Risponde Repubblica: “Kiev: la Russia ci invade”. Per i guai di casa il Corriere sceglie il taglio basso: “I sottosegretari diventano un caso”. Che “caso”? quali “scelte di Renzi”  generano  “malumori”? Repubblica fa un titolo sommario: “Disoccupazione record. Jobs act, ecco il piano. Aumento per la Tasi, caos sui beni della chiesa. Sottosegretari: 5 nomi che fanno discutere”. Nulla viene negato (ci mancherebbe), tutto contestualizzato, ridimensionato. Per via della politica estera, si capisce.

Eppure, tra i nominati, spunta il nome di un senatore, Gentile, che si sarebbe adoperato a bloccare un giornale per nascondere al suo “territorio” i guai giudiziari del figlio. Per carità, nessuna condanna e c’è la presunzione d’innocenza! Quella trova due nuovi – vecchi guardiani, Costa e Ferri, messi a far da gendarmi al Ministro Orlando il quale, incauto, aveva dato ragione a Saviano, sostenendo che bisognasse procedere per le vie brevi, togliendo quanti più soldi ai mafiosi. Costa e Ferro spiegheranno al loro ministro che i killer vanno arrestati ma i capitali rispettati. È il liberismo, bellezza. Nel governo troviamo anche una signora che il Pd ha considerato non presentabile come candidato Presidente in Sardegna e ha condannato ai lavori forzati: sottosegretario alla cultura. È una delle poche donne fra tanti clienti: “la carica dei 44 – scrive il Fatto – inquisiti, incompetenti e lottizzati”. Insomma, una giornata no.

D’altra parte, che volete? Un Matteo Renzi, che gli esperti autorizzati del retro scena raccontavano “irritato” con Marino, aveva dovuto fare da Bankomat per il sindaco di Roma: 570 milioni anche se condizionati a un piano di risanamento che dovrà ottenere il placet di Palazzo Chigi.  Non solo, il Premier, aveva dovuto apporre la firma su un altro lascito avvelenato del disastro Letta: la Tasi. “Ecco la nuova tassa sulla casa”, scrive infatti il Sole. “Renzi o non Renzi, è sempre tassa”, fa eco il Giornale. Insomma nubi all’orizzonte e sceneggiate in Parlamento. Si capisce che su vice e sotto segretari, il piè veloce abbia voluto lanciare un tozzo di pane ad alleati e ai 101 del Pd. doveva pure lanciarlo.

E la sua corsa vero la meta, il suo slancio innovatore?  Ci pensa la Stampa a ricordarcelo. “Piano choc per il lavoro”. Era ora! In un anno, spariti 478mila posti di lavoro, 3milioni e 200mila i disoccupati, il 42 per cento fra ragazzi tra i 15 e i 24 anni. Due settimane e arriva il piano per il lavoro, dice Renzi.  Un piano, spiega il responsabile economico del Pd Taddei, che prevede il sussidio di disoccupazione anche per i “lavoratori atipici”, oggi senza tutele. L’idea sarebbe di estendere l’Aspi ( modesto contributo inventato dalla Fornero) anche ai lavoratori a progetto, e di finanziarlo per periodi più lunghi. Meglio di niente. Anche se siamo lontani dalla copertura universale, dal salario di cittadinanza. Taddei parla di garanzie (solo) per 300mila disoccupati in più.

Insomma, lo choc verrà se le cose cambieranno verso, se con la Merkel si farà sentire, se lo spread continua a scendere, se la Camera voterà l’italicum  così com’è e B se ne resterà tranquillo sognando rivincite dopo i domiciliari. Se, appunto! La barca è ormai in acqua. Fuori dal porto si vede il mare è in tempesta.

Anche Grillo è fortunato. Manda in tv i suoi cittadini più insinuanti a sussurrar bugie; dissidenti solo per la paghetta, cene con i civatiani (falso!). E i media sono contenti, anzi ieri, nel grande circo dell’informazione si avvertiva persino un po’ di nostalgia. La messa in scena di una rivoluzione, tanto gridata quanto da operetta, può tornare utile a raccattare spettatori e narrare le gesta del Renzi.

Intanto, consoliamoci con Putin che sui nostri quotidiani ridiventa cattivo, minaccioso e guerrafondaio. Scritto talora dagli stessi che ne avevano esaltato il peso politico e la saggezza diplomatica (di fronte alla perdita di egemonia e al dilettantismo di Obama) quando si era posto in difesa dello status quo in Siria. In realtà Putin fa quello che sa fare. Mostra le armi e offre il gas. Disposto a discutere accordi economici con il governo rivoluzionario di Kiev, ma pronto a proteggere i Russi di Crimea, penisola sul mar Nero che è stata annessa alla Ucraina sotto Stalin, quando nessuno immaginava che il colosso sovietico si potesse disfare.

L’Europa non c’è e, alla fine, potrebbe persino delegare a Putin la soluzione della crisi ucraina. Un violento temporale d’agosto – è vero – non porta ancora l’inverno, ma forse è un segnale. Quando, dopo 40 anni di pace, la cannoniera Panther fece capolino, il primo luglio del 1911, davanti al porto di Agadir, pochi immaginarono che sarebbero seguiti a breve milioni di morti, come topi, in trincea.

Da corradinomineo.it

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