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Caso Alpi, il segreto non è più ammissibile

 

Più di 38mila firme in pochi giorni. È impressionante la voglia di verità di questo Paese sulle pagine oscure che segnano gli ultimi vent’anni della storia italiana. Sono firme in onore dei colleghi del Tg3 Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, per i vent’anni senza giustizia e senza verità sull’agguato di Mogadiscio del 20 marzo 1994. Ma sono anche il segno di una nuova consapevolezza che si fa strada nella coscienza pubblica: sul traffico di armi e rifiuti tossici e sulla morte di chi sui quei traffici indagava – giornalisti, sacerdoti, pubblici ufficiali – il segreto non è più ammissibile.

Chi nelle istituzioni ha annunciato di voler fare della Camera dei deputati una «casa di vetro», chi ha promesso una rivoluzione nel segno della trasparenza, ora è di fronte a una sfida cruciale. Non ci sono solo le spese della politica e le auto blu da tagliare, i documenti delle commissioni parlamentari da condividere sul web, la comunicazione istituzionale da far viaggiare sui social newtork. Per lasciare il segno bisogna avere il coraggio di avventurarsi nelle pieghe più dolorose della storia politica, fare i conti con l’irrisolto delle stragi impunite, con la rete di complicità e di protezioni, con le informazioni riservate sui traffici che le istituzioni non possono più coprire con il silenzio. Nessuna esigenza di riservatezza, neppure un presunto segreto di Stato può lasciare le famiglie di vittime innocenti e un’intera comunità politica nel dubbio che vi siano contiguità, deviazioni e alleanze pericolose tra pezzi dello Stato e trafficanti di armi e rifiuti, depistatori, falsi testimoni e funzionari corrotti.

La presidente della Camera Laura Boldrini ha accolto subito la richiesta di Greenpeace Italia per la desecretazione «di tutti i materiali acquisiti in oltre dieci anni sui traffici internazionali di rifiuti e sulle cosiddette “navi a perdere”». Ma di migliaia di documenti riservati, solo 152 sono stati avviati alla discovery. Fonti vicine alla presidente Boldrini riferiscono che la rimozione del segreto sul traffico dei rifiuti sia una battaglia «su cui intende caratterizzare l’intera presidenza». Lo faccia, allora. Fino in fondo. Chieda ai Servizi e alla magistratura l’apertura degli archivi sui traffici tra il nord e il sud Italia, sulle navi affondate nel Mediterraneo, sugli omicidi eccellenti, sulla morte di Ilaria e Miran. Vedremo poi cosa sarà contenuto in quelle carte. Potrebbero svelare molti intrighi internazionali e fornire almeno una tardiva verità alle vittime e alle loro famiglie. Oppure potrebbero essere scartoffie inutili, articoli di stampa con il paradossale timbro “segreto”, e così sapremo che i Servizi negli ultimi dieci anni hanno raggirato il Parlamento, fornendo ai deputati informazioni prive di valore. Se invece verrà opposto ancora il segreto, avremo la conferma definitiva che in quelle carte si nasconde qualcosa di inconfessabile.
* ToxicLeaks (toxicleaks.org)

Firmate qui la petizione 

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