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Caso Uva: processo per omicidio preterintenzionale

 

Hanno tentato di impedire un processo, hanno insultato e querelato la  sorella perché chiedeva verità e giustizia, ma ora la tesi del pubblico ministero  è stata affossata e il Tribunale di Varese ha dato ragione a Lucia Uva (nella foto insieme a Ilaria Cucchi). E’ una bella notizia. Il tribunale di Varese ha accolto tutte le richieste degli avvocati di Lucia Uva: arresto illegale, omicidio preterintenzionale e abbandono d’incapace: -Tutti in corte d’assise, esclama l’avvocato Fabio Anselmo. -E forti critiche ad Abate, aggiunge. E non poteva essere altrimenti visto che da anni il p.m. di Varese, Agostino Abate, si opponeva con fermezza all’idea di mandare sotto processo i sei poliziotti e i due carabinieri che ebbero a che fare con l’arresto e con la permanenza in una caserma di Giuseppe Uva fino a ridurlo così malconcio da farlo ricoverare nell’ospedale dove sarebbe morto poche ore dopo. Tutti in corte d’assise, dunque. Il giudice per le indagini preliminari di Varese Giuseppe Battarino ha ordinato l’imputazione coatta per omicidio preterintenzionale e arresto illegale degli otto rappresentanti delle forze dell’ordine, due carabinieri e sei agenti di polizia. Per il giudice Uva “è stato percosso da uno o più dei presenti in quella stanza, da ritenersi tutti concorrenti materiali e morali”. La morte sarebbe quindi “ connessa in particolare con la prolungata costrizione fisica associata a singoli atti aggressivi e contenitivi”. Ci sarà un processo anche se il pm è tornato a chiedere l’archiviazione e ora. E forse si scoprirà che non era malasanità, come aveva cercato di dimostrare invano l’ormai noto pm. Come Cucchi, Aldrovandi, Ferrulli, Rasman, Budroni… primi nomi di una lista che pare interminabile. -Ce l’abbiamo fatta!  dice Lucia in fondo a sei anni di sforzi e ostilità da parte della procura – Una giustizia lunga, patita e sofferta, ma ce l’abbiamo fatta, e ora il vogliamo che l’accusa al processo sia condotta da un altro magistrato e non  da Abate.

Giuseppe Uva incappò in una Gazzella dei carabinieri la notte del 14 giugno del 2008. Con lui c’era Alberto Biggiogero che è stato  ascoltato solo sei anni dopo in un interrogatorio che è parso più un atto d’accusa che l’ascolto di una persona al corrente dei fatti. Anche di quell’interrogatorio ha discusso il Gip. -Finalmente dopo sei anni comincia a emergere nella maniera più chiara la verità sulla morte di Giuseppe Uva, dice il presidente della commissione per la Tutela dei diritti umani Luigi Manconi. -I tentativi di occultare la verità messi in atto dal pubblico ministero Agostino Abate – sottolinea il senatore del Pd – sono stati totalmente ribaltati dall’ordinanza del gip, che ha disposto l’imputazione coatta di quei carabinieri e poliziotti che avevano trattenuto per quasi tre ore Giuseppe Uva all’interno di una caserma di Varese. Questo risultato si deve interamente all’intelligenza e alla tenacia di Lucia e dei familiari di Uva.

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