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Il peccato originale. Caffè del 17 febbraio

 

Dice Nando Pagnoncelli, che una maggioranza di italiani, il 52 per cento, ha fiducia nella capacità innovatrice di Renzi. E l’attesa positiva è più forte fra gli elettori del Pd e di Forza Italia, dove raggiunge il 70 per cento. Tuttavia, un’ampia maggioranza dei cittadini “sondati” ritiene che il governo nasca male. Per via del siluramento (in direzione) di Letta: un 15 per cento. O perché pensa che Renzi incontrerà le stesse difficoltà di Letta: 20 per cento. O addirittura perché prevede che “si brucerà” governando peggio: 26 per cento. 

 

Insomma, per dirla con vaticana sapienza, il governo nasce all’insegna di un vistoso peccato originale. Così la fiducia personale nel premier incaricato sa tanto di delega, di cittadini che restano alla finestra, o di tifosi che non si spellano le mani, accomodati in tribuna allo stadio. Lo si è visto ieri dal calo dell’affluenza in Sardegna e soprattutto dal tonfo della partecipazione alle primarie per la scelta dei segretari regionali del Pd.

 

Questo atteggiamento, dell’opinione pubblica e della sinistra, è la conseguenza dal peccato originale (Renzi ha detto sì a Napolitano dopo un frettoloso incontro domenicale e si è caricato, lui e il suo partito, il lavoro sporco di far fuori Letta). Ed è alimentato dall’assenza di una risposta alle 4 domande – le spine di Renzi – come le chiamavo ieri- che riguardano la composizione della maggioranza, le centralità dell’azione di governo, un nuovo “schema” per rilanciare l’Europa, una politica nei confronti del M5S e dei suoi 8 milioni e 700mila votanti. Renzi dovrà rispondere per forza, fra qualche giorno, presentando ministri e programmi. Intanto la sinistra del Pd è a disagio.  E intendo per sinistra,  quella parte che vuole costruire politica con gli iscritti, con i votanti delle primarie, con chi magari votava Pd e non intende più farlo dopo il tradimento chiamato larghe intese.

 

Civati ha parlato di un Nuovo Centro Sinistra che sostituisca il Nuovo Centro Destra di Alfano. Credo che pensi (non siamo una frazione e non stiamo tutte le sere a vederci e a ordir complotti) a pattuglia di senatori Pd (i sei o sette “civatiani” – Albano, Casson, Mineo, Ricchiuti, Tocci, forse Puppato) –  qualche altro che alle primarie ha votato per la mozione Cuperlo ma non ha approvato l’ultimo sì in direzione. Più Sinistra Ecologia e Libertà, più una parte dei senatori a 5 Stelle, quella che, pur non rinunciando alle idee del movimento, vuole però far politica e non si rassegna  a consumare quella esperienza in una deriva solipsista e identitaria. Dice oggi Civati a Repubblica «Se c’è la volontà di costruire un percorso con un governo più coraggioso, magari qualcuno (tra costoro) si muove». E con ciò rivela di pensare non a un’operazione contro Renzi, ma a una sfida a Renzi per tirarlo fuori dalle sabbie mobili in cui è finito.

 

Tuttavia si tratta di un’operazione difficile e rischiosa. Il peccato originale di Renzi non dà il tempo che sarebbe necessario per costruire un gruppo dalle dimensioni parlamentari sufficienti a rendere pleonastico il contribuito degli Alfano e dei Lupi. Mentre la retorica dell’opposizione – inevitabile in chi da un anno sbatte la testa contro il muro sordo e cupo delle larghe intese –  spinge SEL e 5 Stelle a voler votare comunque no alla fiducia. Al contrario la sfida, per essere meglio compresa dalla pubblica opinione,dovrebbe consistere nel condizionare la fiducia a un programma e a una compagine di governo innovativi.

 

Però, voglio dirlo senza ambiguità, la mossa tocca al segretario premier. Egli non può immaginare che Civati (400mila voti alle primarie) gli voti la fiducia dopo un blitz in Direzione e senza essere consultato su programma e composizione del governo. Mentre Alfano (il nominato -da Berluscni- per eccellenza) pone condizioni e pretende un governo fotocopia di quello Letta. Renzi non può atteggiarsi a  “demolition man”, quando gli conviene, e pretendere obbedienze staliniane, quando serve. Le condizioni per alzare la voce e parlare al paese e alla sinistra non gli mancano. Ieri abbiamo assistito a uno scambio di carezze tra Berlusconi e Alfano. Da “siete solo utili idioti”, a “tu sei circondato da inutili idioti”, “Ingrato!”, “rancoroso!”. Davvero, la situazione è cambiata rispetto all’hannus orribilis 2013.

 

Se i sondaggi dicono,infatti, che il centro destra vincerebbe è solo per effetto di quello stramaledetto premio di maggioranza al primo turno, inserito nell’Italicum e  che consentirebbe coalizioni tra nemici (ben foraggiati) solo per vincere e poi riprendere la rissa. E il risultato modesto del centro sinistra, poco sopra il 36 per cento, è conseguenza del silenzio su lavoro, Europa, corruzione, diritti civili. Una sorta di sindrome di Stoccolma nei confronti di Giovanardi (omofobo e proibizionista), di Sacconi (il peggior ministro del lavoro), di Berlusconi e dei suoi salvacondotti per corrotti e corruttori, e della sua paura di rompere le uova in Europa.

 

Cari lettori del caffè, alea iacta est, il dado è tratto, mi diceva ieri Tocci. È così.  Non sappiamo cosa sarà la sinistra nel 2014, se ci metteremo tutti a portare acqua nei luoghi ideali di Barca o se lo stesso Barca non accetterà alla fine di dare una mano, da ministro, al governo Renzi. Se il Pd troverà linfa vitale o se si ridurrà ai 101, all’apparato di partito. Se la sinistra si ridurrà a sperare nel “ragazzo” Renzi o a gridare “no” a tutto.  Quando un vecchio, oppressivo, ordine si decompone e sei in ritardo con i lavori per costruire soggetto e proposta, la crisi si muove di moto proprio e ti conduce, non sempre dove vorresti, ma comunque fuori dal pantano in cui l’ancien regime ti voleva  rinchiuso.

Da corradionomineo.it

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