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Tizian parte civile nel processo a chi parlava di sparargli

 

Al fianco del giornalista costretto a vivere sotto scorta, l’Ordine nazionale, la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Modena e le associazioni Libera e Sos impresa

Giovanni Tizian da due anni è sotto protezione perchè durante le indagini su un’organizzazione sospettata di lucrare sul gioco d’azzardo illegale fu intercettata una telefonata in cui si parlava della possibilità di ”sparargli in bocca” per fermare la sua attività di giornalista scomodo. Ora si è arrivati al processo in cui per 24 degli indagati c’è anche l’accusa di associazione di stampo mafioso.

La sua domanda è stata ammessa: Giovanni Tizian sarà parte civile nel processo contro l’organizzazione guidata da Nicola Femia, ritenuto da chi ha fatto le indagini un personaggio legato alla ‘ndrangheta. Al fianco del giornalista del gruppo Espresso ci saranno l’Ordine nazionale dei giornalisti, Libera, la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Modena e l’associazione Sos impresa, le cui richieste di costituzione sono state tutte accolte dal giudice dell’udienza preliminare Andrea Scarpa.

“È un primo segnale”, ha commentato il cronista, sotto protezione proprio per una telefonata intercettata nell’ambito dell’inchiesta. All’uscita dall’aula, il 10 gennaio, lo attendevano nel cortile del tribunale di Bologna una ventina di attivisti di Libera e Legambiente con le magliette ‘Io mi chiamo Giovanni Tizian’, uno slogan che adesso è diventato pure un sito web.

Il processo nasce dall’inchiesta ‘Black Monkey’ della Guardia di Finanza e della Dda di Bologna (pm Francesco Caleca) su un’associazione che, secondo l’accusa, faceva i soldi con il gioco illegale, a partire dall’Emilia-Romagna in diverse parti d’Italia. Associazione che per gli inquirenti è di stampo mafioso, reato contestato a 24 su 34 posizioni ora al vaglio del Gup. Erano otto i detenuti in aula a Bologna per la preliminare. Uno di questi era Femia: risale a fine 2011 la telefonata tra lui e un altro indagato, Guido Torello, nella quale parlavano della possibilità di sparare in bocca al cronista della Gazzetta di Modena che aveva scritto un articolo non gradito. Immediatamente fu disposta la scorta.

Motivando la richiesta di costituzione di Tizian (che non è persona offesa nel procedimento) l’avvocato Enza Rando ha puntato sui danni subiti in questa vicenda, sulla vita blindata che conduce dopo quella intercettazione. “Ho tutte le intenzioni di mettere la faccia su questa storia, queste persone mi hanno tolto due anni di libertà”, aveva detto il giornalista di origini calabresi, nelle scorse settimane. Il giorno dopo l’Ordine dei giornalisti aveva annunciato la decisione di costituirsi al suo fianco.

ROM – OSSIGENO

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