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Catania. Aggredito e minacciato a Librino mentre fa foto

 

Luciano Bruno, collaboratore dei Siciliani Giovani, ha avuto un dente rotto. Gli hanno puntato alla testa una calibro 9 e hanno detto: “Sappiamo tutto di te”

Intorno alle 10.30 di venerdì 10 gennaio Luciano Bruno, collaboratore della testata I Siciliani Giovani, è stato picchiato e minacciato con una pistola alla testa al quartiere Librino di Catania. Sei uomini lo hanno aggredito e picchiato facendogli saltare un incisivo. Lo ha reso noto il direttore del mensile catanese, Riccardo Orioles, con un comunicato e sul suo blog.

L’AGGRESSIONE – “Ero andato al Palazzo di Cemento, un edificio incompiuto, a fare foto in vista di un’inchiesta che io e altri ragazzi stiamo progettando”, racconta Bruno, 37 anni, ad Ossigeno.

“All’improvviso sono stato circondato da queste persone, avranno avuto circa 35 anni, non le avevo mai viste. Volevano vedere le foto che avevo fatto. Mi hanno riempito di botte e un dente mi è saltato via. Poi uno di loro mi ha puntato la pistola in testa, una calibro 9, e ha detto: ‘Ti conosco, tu ti chiami Luciano Bruno, scrivi su I Siciliani Giovani, tua madre si chiama…’ e così via. Sapevano tutto di me, anche che tempo fa avevo scritto un articolo non firmato”, spiega Bruno, che per vivere fa volantinaggio. Luciano non è iscritto all’Ordine dei giornalisti.

MINACCE DI MORTE – “Poi uno dei miei aggressori mi ha detto: ‘Stavolta te ne vai, ma la prossima volta ti ammazzo’. Ora sto andando a denunciare l’episodio alle forze dell’ordine”, spiega.

LIBRINO – Luciano non è non è iscritto all’Ordine dei giornalisti. È autore di spettacoli teatrali di denuncia, uno dei quali, il monologo Librino, gli è valso il premio Mediterranean Experiences Festival 2011 come miglior attore. Librino è il suo quartiere, ma lo ha lasciato due anni fa. Librino ha 80mila abitanti. “Lì non si può più vivere. La situazione è peggiorata. Lì lo Stato non c’é proprio”, racconta. E pensare che Librino, in origine, fu progettato per essere un quartiere all’avanguardia. Ma non si è sviluppato secondo i piani, è stato abbandonato dalle istituzioni ed è diventato preda della mafia. Lì imperano corruzione, spaccio e violenza.

PRECEDENTI MINACCE – Già a febbraio 2013 Bruno era stato minacciato nello stesso quartiere. Ricorda: “ero di fronte al teatro Moncada. Due persone che conoscevo mi fermarono dicendomi di non farmi vedere per un po’”.

“Io cerco solo di scrivere la verità”, continua Bruno, “ma a questo punto mi chiedo se valga la pena rischiare così tanto: nel monologo sul mio quartiere ho fatto nomi e cognomi di chi ha usato soldi pubblici per i propri interessi. Sentirsi troppo sicuri forse è un errore: probabilmente in questo caso ho sbagliato ad andare senza farmi accompagnare da qualcuno. Dopo questo episodio spero di non ritrovarmi da solo”, confessa. A Bruno, primo giornalista aggredito fisicamente nel 2014, e al suo giornale, va la solidarietà di Ossigeno, che richiama l’attenzione delle istituzioni sull’episodio.

http://www.ossigenoinformazione.it/2014/01/catania-aggredito-e-minacciato-a-librino-mentre-fa-foto-37919/

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