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Prato: quanto costa essere attraenti

 

Il caso di Prato è spaventoso. Purtroppo, per noi, intendo per quel mondo occidentale che si sente appagato dalla presenza di un sistema di leggi e norme cosiddette di diritto, i sette morti della fabbrica tessile di Prato rappresentano qualcosa addirittura peggiore, se può esserci qualcosa di peggio di sette vite stroncate. Rappresenta infatti la sconfitta di quel sistema di diritto di cui accennavo sopra.
Rappresenta anche una macabra scoperta: quella dell’inversione di tendenza, seppur ridotta ad un settore in paerticolare, dei flussi di capitali e di investimenti. L’Italia attrae capitali dall’estero, per cui rallegriamoci…
Da diversi anni il settore tessile subisce la concorrenza, non proprio corretta e regolare, della nota tigre cinese. Gruppi di investitori che più o meno lecitamente acquistano, affittano, importano, esportano, acquisiscono know-how e avviano produzioni delle quali in primis è il mercato italiano, anche quello dei grandi marchi, a beneficiarne.
Fino a qui nulla, o quasi, di scandaloso, anzi. È il mercato bellezza, peraltro il mercato globalizzato esiste da almeno quattrocento anni.
Il problema, almeno per noi occidentali che ci riconosciamo nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che ci fregiamo di essere i portabandiera di un sistema di diritto che regolerebbe adeguatamente il lavoro, il welfare, l’economia, persino la finanza e la burocrazia, è che questa inversione di tendenza degli investimenti dalla Cina in Italia dimostra palesemente che il nostro non è un paese necessariamente impegnativo, in termini di lavoro, burocrazia, rispetto delle regole, etc.
Se un investitore estero, per di più di un paese dove tendenzialmente si va a produrre per ovvie convenienze produttive, può venire in Italia e utilizzare le nostre infrastrutture, tecniche e non, e le nostre reti commerciali per realizzare uno stabilimento produttivo-dormitorio, come quelli che ci raccontano i grandi maestri della letteratura dell’800, allora vuol dire che da un punto di vista meramente industriale e normativo siamo molto più attrattivi delle note mete di delocalizzazione come la Slovenia, la Polonia, la Romania.
Quindi rallegriamoci, forse la ripresa è davvero vicina, anche se paradossalmente sembra che siamo inaccessibili per chi ritiene opportuno rispettare le regole e altamente attraenti per chi pensa di fregarsene bellamente delle stesse regole.
Resta solo un dubbio, atroce quanto le sette morti di questo fine settimana: come è possibile che in una democrazia liberale di stampo occidentale possano trovare posto situazioni simil-legali se non grazie ad un sistema di controlli estremamente debole o estremamente connivente?

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