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Capannoni di clausura

 

La manifattura tessile cinese clandestina fa guadagnare moltissimo le ditte italiane. Tutto il costo dei diritti negati ai lavoratori schiavi diventa guadagno
delle ditte nazionali, che ormai mettono il modello iniziale e il logo finale del capo. Insomma,, i “capannoni di clausura” pratesi fanno comodo a molti e questo spiega il perdurare di un fenomeno che tutti conoscono – come denunciò anche una dettagliata puntata di Report tempo fa – ma nessuno vuole seriamente contrastare. C’è la crisi e allora si chiude un occhio.

Magari si vota il primo sindaco di destra di Prato, perché fa gola il guadagno che producono i cinesi, ma nessuno li vuole vedere in giro a “invadere” le strade. E la destra queste “pulizie” di facciata le sa fare. Ma c’è anche la connivenza della sinistra, dei sindacati e delle forze dell’ordine, perché basterebbero alcuni controlli mirati – incrocio consumo elettrico con volumi di produzione dichiarati, ispezioni a tappeto ed altro – per individuare e colpire gli “schiavisti”.
Ora i sette corpi carbonizzati dei lavoratori cinesi sono in prima pagina. Domani ce ne saremo scordati, perché sono tanti, silenziosi e tutti uguali davanti agli occhi di un Paese cinico e sbandato, che non sapendo più essere competitivo per innovazione dei prodotti, cerca di sopravvivere con l’involuzione dei diritti.

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