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Scemo di pace. Non più di guerra?

 

Siccome il ministro D’Alia oltre che governare la pubblica amministrazione è anche incaricato per la semplificazione, ha pensato bene di tradurre il gesto del sindaco di Messina in (sic et simpliciter) “demenziale”. Accorinti in occasione del 4 novembre, dopo aver deposto corona d’alloro in onore dei caduti della “Grande Guerra”, s’è espresso contro i miliardi che proseguiamo a spendere per gli armamenti bellici (ché alle missioni ci credono manco più le giovanissime reclute armate di sacro fuoco) ricordando l’art. 11 costituzionale stampato sulla sua sventolante bandiera della pace. Miliardi, intende precisare Accorinti, che saprebbero sconfiggere le guerre intestinali (altro che intestine: qui si sta parlando d’apparati digerenti che pretendono cibo) contro cui milioni di p-o-v-e-r-i del Belpaese (per quanto festaiolo) sono costretti quotidianamente a combattere! Qualche generale, indignato, ha scelto d’abbandonare la festa. Lo possiamo capire. Dato che quel giorno è proprio la festa delle Forze Armate, meglio sarebbe stato che quel sindaco non vi partecipasse proprio? Un momento: ciò avrebbe però pubblicamente significato che il primo cittadino di Messina, dichiarato portatore di pace, in qualche modo manifestava il suo “disprezzo” anche verso tutti i morti di Guerra (Grande o Piccola non fa differenza). Ma ciò non appartiene al sentire di Accorinti. Sicché non poteva proprio fare diverso da ciò che ha fatto.

Il presidente del Consiglio Supremo di Difesa (nonché della Repubblica) ha convocato per il 6 novembre riunione ufficiale.  Il Consiglio esamina i problemi generali politici e tattici relativi alla difesa nazionale, determinandone criteri e strategie secondo l’ordinamento militare. Sappiamo che Napolitano ha invitato il Parlamento a non interferire con le direttive già avviate dall’ex ministro della Difesa Di Paola (per esempio flotta F-35). Con questa riunione vorrà consolidare il concetto di non interferenza? Ci piacerebbe però che oltre “certi” concetti citasse (anzi meglio: ribadisse) quel solo che per milioni d’italiani è fondamentale: il diritto d’essere contro gli armamenti, specie se questi levano il pane,  NON E’ DEMENZA!

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