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Quando Travaglio ha ragione. Il primo caffè di novembre

 

Il Giornale ha trovato la prova della mala fede di chi vorrebbe mandare a casa Berlusconi. E gongola: “Due pesi e due giustizie. Graziata la ministra”. La ministra, Annamaria Cancellieri, guardasigilli ed ex prefetto, ha preso a cuore la sorte di Giulia Ligresti, che, in carcere e anoressica, non toccava più cibo. Parlando con la compagna di Salvatore Ligresti, da sempre sua amica, Cancellieri le disse: “Qualsiasi cosa io possa fare, conta su di me, sono veramente dispiaciuta, non è giusto”. Poi la chiamò un altro “amico”, Antonino Ligresti, fratello di Salvatore. E  la ministra ammette: “ho sensibilizzato i due vice capi del dipartimento del DAP (Dipartimento amministrazione penitenziaria), Francesco Cascini e Luigi Pagano, perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati”. Intervento umanitario, secondo Cancellieri, erga omnes e non per una sola carcerata.

Il Fatto Quotidiano, però, la chiama:  “Ministra dei Ligresti” e nota “Cancellieri non si dimette”. Repubblica titola: “Le telefonate della Cancellieri”, ma aggiunge “Pd, SEL, M5Stelle contestano l’intervento del Guardasigilli che fece scarcerare Giulia”. Per la verità la Procura della Repubblica di Torino, guidata da Giancarlo Caselli, sostiene che “sarebbe arbitraria e destituita di fondamento ogni illazione che ricolleghi la concessione degli arresti domiciliari a circostanze esterne di qualsiasi natura”. Insomma, Giulia Ligresti non sarebbe stata assegnata ai domiciliari perché l’amica di famiglia, Cancellieri, si era interessata al suo caso.  Ma per Marco Travaglio “in un paese normale il ministro della Giustizia non parla con i parenti di un’amica arrestata per gravi reati…né tantomeno chiama i vicedirettori del DAP per raccomandare l’amica detenuta…e se lo fa e viene intercettato si dimette un minuto dopo”

Ecco qua, cari lettori, ora capite perché non riusciamo a liberarci di Berlusconi-politico neppure dopo una condanna definitiva? Perché il nostro Paese non tiene, è sempre in balia al vento delle amicizie e di rivelazioni sul traffico di influenza fra amici. Perché il nostro Stato  somiglia a quelle cooperative di condomini (che si incontrano a New York) ultra corporative e arci chiuse, nelle quali tutti si riconoscono per ceto e appartenenza sociale, e di cui è molto difficile entrare a far parte. Perché questa occupazione dello Stato non è solo colpa della “politica”, ma dell’intera classe dirigente, imprenditori, professori, banchieri, prelati, magistrati e spioni, naturalmente. Perché far parte di una cordata dà sicurezza e possedere informazioni sulla cordata dà potere.

Annamaria Cancellieri verrà a spiegarsi in Parlamento. La ascolteremo. Se potesse almeno provare di essere intervenuta altre 10 volte sui vice direttori Cascini e Pagano per perorare la causa di poveri carcerati senza amicizie! Altrimenti niente da fare, ha ragione Travaglio: “Se rimanesse al suo posto, confermerebbe ancora una volta il principio della giustizia ad personam per i ricchi e i potenti.

La Stampa intervista, insieme a El Pais, Le Monde, The Guardian ed altri, il Presidente del Consiglio,Enrico Letta. “Fermiamo i nemici dell’Europa”, dice. “Sarebbe preoccupante se i populisti superassero la soglia del 25 per cento” Ma Berlusconi è populista?  “Un po’ sì e un po’ no”, risponde Letta; poi suggerisce che “i falchi” del PDL potrebbero esser populisti, “le colombe” no.  Di certo Grillo lo è, populista. Ma i suoi elettori, concede Letta, non necessariamente. “Non dirò mai: noi siamo buoni e loro cattivi”. “Una delle chiavi per (vincere in Italia le) prossime elezioni Europee è far diventare legge prima di quella data l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e la riforma elettorale”.

Purtroppo non basta, Caro Letta. Bisogna che i giornalisti riprendano a farvi (o a farci)  domande scomode, invece di compiacersi di avervi ospiti. Bisogna che la legge torni uguale per tutti, anche per Berlusconi e Cancellieri. Bisogna che nelle elezioni i cittadini scelgano gli eletti (ieri si è celebrato il noporcellumday promosso dal bravo Giachetti) e che si confrontino progetti diversi su tasse, lavoro, welfare,Europa. Bisogna prima di tutto – lo ha detto Civati a Repubblica- finirla con le larghe intese. E bisogna, come da tempo sostiene Fabrizio Barca, cambiare il verso ai partiti. I quali, a cominciare dal Pd, dovrebbero tornare “parte”, e sostenere valori (come fanno tante straordinarie associazioni di volontari), dovrebbero  sperimentino soluzioni ai problemi, nella società e con i cittadini, non occupare posti né distribuire cariche pubbliche. Intanto Gianni Cuperlo ha scritto ai garanti Pd sulla scandalo delle tessere false o di comodo: “non possiamo accettare la moltiplicazione abnorme del numero degli iscritti a ridosso delle procedure di voto”. Giusto. Non possiamo neppure nascondere le tessere, provando a darle darle solo a quelli che voteranno uomini sicuri e di apparato.

Quanto al PDL, Berlusconi in un colloquio serale ha dato i 30 giorni ad Alfano. Ho la maggioranza – gli ha detto-  firma il documento per il passaggio a Forza Italia e, insieme, facciamo ballare il governo Letta sulla finanziaria. “Berlusconi accelera su Forza Italia, sintetizza il Corriere. Ad Alfano: “col governo ma basta tasse”. “Angelino resiste -scrive però la Stampa- il partito è diviso non comandi solo tu”. Ma la paura (di Berlusconi) fa 90. Così 22 “innovatori” si appellano a Grasso perché faccia marcia indietro, annulli la forzatura del regolamento, ripristini il voto segreto sulla decadenza.

In piazza, a Roma, una manifestazione (con scontri)  dei senza casa, mostra come non sia vero che siamo tutti proprietari. In piazza, i bancari  -come diceva ieri Santoro- finalmente prendono le distanze dai banchieri. Air France non ne vuole più sapere e Lupi promette “Un Piano per salvare Alitalia”. Io quasi quasi proporrei di presentare il conto a Berlusconi. Fu lui a dire no ai francesi quando volevano pagare. Si introduca la responsabilità civile dei presidenti del consiglio, oltre a quella dei magistrati.

Infine, scrive il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (dal Corriere, prima pagina). “La crescita economica anemica della domanda interna tedesca e la dipendenza di questo paese dalle esportazioni hanno ostacolato il ribilanciamento delle economie proprio quando a diversi paesi dell’eurozona era stato chiesto di contribuire all’aggiustamento frenando la loro domanda interna e comprimendo le importazioni. Il risultato di tutto ciò è stato una tendenza deflazionistica prima dell’aria euro poi dell’economia mondiale”

Letta, non è anche questa una ragione, forse la principale, che spiega il crescere di populismi in Italia e in Europa?

da corradinomineo.it

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