«Colpire le ecomafie in tutte le regioni»

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di Antonio Maria Mira – Avvenire

Mano pesante in tutta Italia e non solo in Campania contro le ecomafie, con inasprimenti delle pene, arresti e confisca obbligatori. Fino a 9 anni per chi sversa e appicca roghi di rifiuti, con aggravanti per imprenditori e per le aree in emergenza. E prescrizione dopo 11 anni, un termine che dovrebbe salvare i processi impedendo che finiscano in un nulla di fatto.  Sono le nuove linee del decreto per la “terra dei fuochi”, e non solo, che sta per essere varato dal ministro dell’Ambiente. Valido, come detto, non solo in Campania ma per l’intero territorio nazionale perché le ecomafie non hanno confini e ormai fanno affari in tutte le regioni. Ma anche perché un decreto, molto duro come era stato in parte anticipato alcune settimane fa, ma limitato nel tempo e come territorio avrebbe dei seri problemi di costituzionalità.

«La Campania non è più in emergenza – spiega Raffaele Piccirillo, il magistrato di Cassazione che coordina la commissione di esperti nominata dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando per predisporre delle proposte di materia di reati ambientali – e quindi sarebbe molto difficile applicare solo in questa regione una norma straordinaria».

Il riferimento è al provvedimento che venne approvato durante l’ultima fase di emergenza nella gestione dei rifiuti in Campania (all’epoca guidata dall’allora Capo delle Protezione civile, Guido Bertolaso), che prevedeva tra l’altro l’arresto per chi veniva scoperto a scaricare rifiuti. Norma straordinaria, dunque, in quanto applicabile in una fase di “stato di emergenza” e temporanea. Infatti si applicò solo fino al 31 dicembre 2009, quando venne dichiarata ufficialmente la chiusura dello “stato di emergenza”. Fino a quel momento le persone arrestate erano state più di mille.

Un effetto deterrente molto importante che ora si vorrebbe reintrodurre sia per chi scarica rifiuti che per chi vi da fuoco, spiega ancora Piccirillo, oggi giudice di Cassazione dopo una lunga esperienza in prima linea Napoli proprio sul fronte dei rifiuti. Arresti come arma importante in mano alle Forze dell’ordine. Ma, come detto, non più solo in Campania e non solo per una fase limitata di tempo. Se, infatti, la “terra dei fuochi” è un territorio ben definito e il fenomeno dei roghi è quasi solo una dramma delle province di Napoli e Caserta, per quanto riguarda i traffici illeciti i casi ormai riguardano molte altre regioni, sia del Sud che del Centro e del Nord.

Il contenuto del prossimo decreto prevede una pena iniziale di 5 anni con due aggravanti: la prima se il responsabile svolge un’attività imprenditoriale o, comunque, organizzata, norma che intende colpire soprattutto l’economia in nero o gli smaltitori illegali di rifiuti; la seconda se il reato viene commesso in una regione che si trova in “stato di emergenza” o che lo è stato negli ultimi cinque anni, in pratica Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Lazio. Entrambe le aggravanti fanno aumentare la pena di un terzo, arrivando così a nove anni. A questo punto la prescrizione passa oltre undici anni, mentre anche senza la presenza dell’aggravante l’arresto è obbligatorio.

L’altra novità, richiesta a gran voce dai magistrati impegnati nelle più importanti inchieste sui rifiuti (vedi altro articolo in pagina), è la confisca dei beni dell’avvelenatore o dell’incendiario. Un primo passo per utilizzare questi beni, frutto delle attività illecite, per le attività di bonifica e di risanamento delle aree devastate da rifiuti e roghi. Anche questa, lo ripetiamo, norma che avrà valore in tutto il Paese.

Oggi, intanto, torna in Consiglio dei ministri il ddl Ambiente e green economy (30 articoli in 80 pagine), collegato alla Legge di Stabilità, dopo la mancata approvazione della riunione della scorsa settimana. Il provvedimento si pone come obiettivo la riforma, la semplificazione, e l’accelerazione in campo ambientale. Tra i punti più importanti del testo – su cui il premier Enrico Letta aveva detto che serviva «un po’ di tempo per sciogliere gli ultimi nodi» – quelli sull’analisi dei termovalorizzatori con l’istituzione di una moratoria per nuovi impianti (si cerca così di capire il reale fabbisogno e l’effettiva produzione nazionale) che però non si applica alle Regioni sotto procedura d’infrazione Ue o per le autorizzazioni già approvate.

Inoltre sui rifiuti ci sono misure che riguardano il riciclo, la raccolta differenziata, il recupero di materia (con l’introduzione di incentivi in base alla percentuale di recupero) e la riduzione dello spreco di cibo, oltre allo slittamento dei termini dei <+corsivo>target<+tondo> di raccolta differenziata per i Comuni (65% al 2020).

Da liberainformazione.org


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