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Augusto (mostra con pensieri)

 

La mostra su Augusto (Scuderie del Quirinale) è un evento archeologico eccezionale, che ha emozionato persino gli addetti ai lavori, quando hanno ricongiunto come in un puzzle intere composizioni marmoree per la prima volta, affiancando  i frammenti provenienti da vari musei del mondo e statue nate dalla stessa placenta artistica. Ma questa mostra è anche una narrazione sul potere.Quello di un uomo che lo mette a disposizione della profonda trasformazione di Roma, seguendo una sua visione molto moderna.  Usa  la “comunicazione” sostenendo i poeti e restaurando edifici e templi, cura i rapporti con “intellettuali” ed artisti con Mecenate, aumenta l’efficienza dell’apparato militare terrestre e navale, senza mai ostentare il proprio potere ed anzi rassicurando il Senato, che di fronte alla sua “compostezza” lo ricopre di riconoscimenti, persino inventando per lui la definizione onorifica di “Augusto”,  come colui che fa “sorgere” (augere) una nuova era per Roma, che trasformerà da repubblica ad impero.

Augusto è un moderno anche perché intuisce il valore politico della pace, al punto da celebrarla con la costruzione di un tempio (Ara Pacis), intesa non solo come assenza di conflitti militari (peraltro sempre attivi sui confini) ma come stabilità sociale necessaria per realizzare un cambiamento profondo della società romana, che durerà 40 anni. Uscendo, mi vengono dei collegamenti con l’attualità politica, anche se capisco che sono fantastici.
Però penso: cosa saremmo ora se nel passato uomini che hanno avuto un ventennio di potere come Mussolini, Craxi, Berlusconi l’avessero utilizzato non per le loro ambizioni, ma per migliorare l’Italia?

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