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Renzi e Letta, consoli. Il caffè del 6 ottobre

 

“Volete capire che sono molto ambizioso, ma non ho fretta!”. Matteo Renzi ha dato un’intervista a Massimo Gramellini, per la Stampa. E ha scelto! Punta davvero a diventare segretario del Pd e promette di lasciar lavorare Letta. Che governi, finché ha birra per governare. “Se Enrico durerà dieci anni farò dell’altro. Tanto fra dieci anni avrò l’età che ha lui adesso”.

È un Renzi che concede l’onore delle armi allo sconfitto. “Berlusconi mi fa rabbia, ha cambiato il calcio, la Tv e l’edilizia, ma non la politica: nemmeno le cose che voleva lui”, che definisce quelli che l’hanno abbandonato “Maramaldi, ruffiani e pavidi”, ma salva Alfano, interlocutore principale di Letta; anzi lo promuove statista: “si è trovato a scegliere tra la fedeltà a un uomo cui deve tutto e quella al paese per il quale ha giurato”.

Un Renzi anti democristiano. “Il grande centro è il sogno dei Fioroni e dei Giovanardi. Non passerà”. “Io non logoro, strappo. Non ho lo stile democristiano del conte zio di Manzoni, quello di sopire, troncare”. Per la legge elettorale partiremo dalla bozza Violante (proporzionale con un premio di governabilità da assegnare al secondo turno). Chiunque vinca il congresso il PD ne uscirà ancora più bipolarista”.

È un Renzi che si vuole anti establishment. “La crisi ha fatto passare in secondo piano l’aumento dell’IVA, i casi Telecom e Alitalia. La classe imprenditoriale, bancaria e universitaria dov’è stata in questi venti anni? Abbiamo avuto un capitalismo familista e non familiare”. Ma anche: “bisogna toccare i diritti acquisiti….se vuoi riformare il lavoro, sfronda le duemila norme che lo regolano, ne bastano cinquanta”.

Pugnala Cuperlo, porgendogli la mano. “Gianni è bravo. Garba a noi addetti ai lavoro, fuori non so. Però nel 1999 era a Palazzo Chigi con D’Alema: dov’è stato in questi anni? Lui pensa abbia fallito solo la destra, invece dobbiamo ridisegnarci anche noi”.  Non una parola su Civati. Sottinteso che lui, Renzi,. è il rottamatore realista e offre un patto al premier Letta, mentre qualcun altro (Civati?) da rottamatore potrebbe diventare sfascia carrozze. “Farò una campagna allegra”. Promette.

Bene. Per dirla con Santoro, ora il congresso può cominciare. Se una sinistra volesse giocare la sua partita nel Pd dovrebbe rispondere a poche semplici domande.

  1. Che cosa chiediamo all’Europa, cosa ci aspettiamo dall’Europa?
  2. Come salvare il principio che chi vince le elezioni governa, se se gli elettori  italiani si distribuiscono ormai in tre, forse quattro, aree politiche; e come farlo senza imbrogli o leggi truffa che allontanino ancora di più i cittadini dalle istituzioni?
  3. Come convincere gli italiani che “stiamo cambiando verso” (prendo in prestito lo slogan di Renzi) senza rompere le uova ai compromessi di governo e senza farci paralizzare da quei compromessi?
  4. Come costruire un partito società, capace di capire, cambiare, innovare senza farsi cannabilizzare dal partito stato che c’è, quello delle correnti- cordate personali, dell’estrazione e della promozione dei candidati, sindaci, di ministri e dirigenti pubblici?

Forza! E ora i titoli. Cominciando da La Stampa. “Renzi: con Letta ho chiarito. Lui più forte con me segretario”. Invece il Giornale: “Berlusconi ai servizi sociali”. E il fatto irride: “B. costretto a servire” e ospita un’intervista a Vittorio Feltri che accredita la tesi di un Sallusti in uscita dalla direzione del Giornale per far posto a Belpietro che, ora, si fa piacere Alfano. La Repubblica: “Berlusconi ai servizi sociali. Coppi: la richiesta è pronta. Decadenza, scontro sul voto segreto al Senato”.

E La Repubblica intervista Guglielmo Epifani, che spinge Alfano & C a costituire gruppi autonomi dal fu Caimano. Poi chiede all’amico Letta di allentare il patto di stabilità per i comuni e di ridurre le tasse sul lavoro. Anche Epifani dice “un no netto al proporzionale, ci vuole un premio di maggioranza che renda chiaro chi ha vinto e favorisca il bipolarismo”

Corriere della Sera: “Sfida per la guida del PDL”. È Fitto che sfida Alfano, la cui linea considera “subalterna alla sinistra”. “Noi lealisti – dice il pugliese-  non vogliamo posti. Azzerare tutto e poi congresso”. Sempre sul Corriere, Ferrarella spiega perché Berluscono sceglierà “l’assegnamento ai servizi in prova”. “La pena alternativa dà tempo al Cavaliere”. Infatti “l’udienza del tribunale non si terrà prima di alcuni mesi, durante i quali Berlusconi resterà libero in attesa delle decisioni giudiziarie sull’esecuzione della pena”. Prosit

da corradinomineo.it

 

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