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Elogio dell’eretico. Caffè del 13 ottobre

 

Quando il gioco si fa duro… La Stampa: “Napolitano e amnistia, duello tra Renzi e Letta”. A Bari, prima tappa del suo tour, il sindaco – candidato ha detto tre cose: l’Italia ha perso venti anni e l’establishment ha fallito, si può chiedere in Europa di superare il principio del 3 per cento ma l’Italia deve cambiare, Napolitano ha il diritto di chiedere l’indulto ma qualche volta possiamo dirgli no perché amnistia e indulto possono rivelarsi un autogol.

Letta replica che “il messaggio di Napolitano, se lo si legge, non contiene ambiguità di nessun tipo” (che vuol dire? che dietro lo svuota-carceri non si nasconde alcun salvacondotto per Berlusconi?), ma la vera risposta è un’altra: ”La Bossi Fini è da abolire”, titolo grande su Repubblica. “Da domani pattugliamo il mare di Lampedusa”, La Stampa. Scosso dal console candidato, il console di governo ritrova il coraggio del fare!

Il Fatto Quotidiano: “In cinquantamila gridano salviamo la Costituzione”. Piazza del Popolo era piena – ne sono testimone – e non era una piazza estremista, rancorosa né “divisiva”. Tanta gente che ha ascoltato con rispetto, il magnifico “elogio dell’eretico” (cioè dell’uomo che cerca e non pretende di sapere, dell’intelligenza critica ma conseguente) pronunciato da Luigi Ciotti, che ha accolto l’appello-progetto di Maurizio Landini; “non bisogna cambiare la Costituzione, ma il Paese e la politica con la Costituzione”. Stefano Rodotà ha sfidato Letta: se dici che si deve superare il “bicameralismo, ridurre il numero dei parlamentari, risistemare i danni causati dalla modifica del titolo quinto” siamo d’accordo, ma perchè non farlo subito con procedura ordinaria? Se invece il problema è cambiare “la forma del governo”, come, perché, con chi? “Qual’è l’ispirazione”, direbbe Walter Tocci. Insomma, la via maestra ha posto le domande giuste a Letta e a Napolitano. E le risposte?

Almeno oggi, PDL o Forza Italia, comunque si chiami, resta fuori dal ring, a guardare. Il Giornale ricorre a un titolo passe par tout “Cento tasse per tutti”. Ma, dalla prima pagina, Giuliano Ferrara consiglia Alfano di usare la sua vittoria su Berlusconi per unire il partito nel nome di Berlusconi. Come? sbattendo sul tavolo della trattativa con Letta: “questione giustizia, riforma della Costituzione e ripresa dello sviluppo basata su tagli strutturali della spesa e delle tasse”. Vittorio Feltri nota, invece come: “qualsiasi movimento che cavalchi un sentimento  negativo nei confronti della UE, vissuta come una gabbia da cui fuggire appena possibile, ottiene consensi”. La destra può scegliere. Meno tasse,ritorno alla lira e tanto peggio tanto meglio. O un ribaldo ricatto agli “alleati”, Letta e Napolitano, per cambiare la Costituzione, umiliare la magistratura, scaricare su operai e lavoratori dipendenti nuovi tagli della spesa. Alfano ha vinto, Ferrara e Feltri gli donano una corona di spine.

E Grillo? Povero Beppe, non ne azzecca più una. In ultimo se l’è presa con i giornalisti del Fatto e li ha accusati, nientemeno, di essere “organo del Pd”. Il Giornale: “Grillo-Travaglio, volano gli schiaffi”. Il Fatto Quotidiano: “il blog di Grillo contro il Fatto: siete falsi amici”. In verità vi dico che senza quelle sue belle piazze elettorali incazzate, senza il suo istinto da ventriloquo che gli consentiva di far risuonare la pancia della gente, Grillo mi appare un leader spaventato e confuso che ulula alla luna. La sua neuro polizia (le cinque-seicento vestali del web, che lui e Casaleggio usano per mettere a posto gli avversari e soprattutto i senatori e i deputati a 5 stelle, finiscono con l’avere il sopravvento. Come le  famose tricoteuses della Grande rivoluzione: godevano a far la maglia mentre cadeva la testa di Maria Antonietta, poi esultarono vedendo rotolare quella di un Robespierre già morto.

Seguo con attenzione le risposte di questa neuro polizia grillina ai miei tweet: “buffone”, “vergogna”, “da voi si mangia in bagno e ci si lava in camera da letto” (questa, almeno fantasiosa), “passacarte al senato”, “ci avete sommerso di merda”, “si vergogni e si dimetta”, “come giornalista non era tra i peggiori, come politico sì” (tweet deviazionista, perché la linea autorizzata dal Casaleggio prevede che se uno è corrotto ora, doveva esserlo pure prima), “semplicemente merda”, “lei ha quadruplicato il suo stipendio” (questo signore sa poco degli stipendi di manager e professionisti e infatti lo corregge un altro che desume la mia inaffidabilità dallo stipendio che avrei percepito nel lontano 1997),  “voterete per la salvezza di Berlusconi”, “solito schifo”. Da una paziente lettura, si evince come si tratti di un popolo di marginali, che scrive sul web come prima pendeva dalle labbra degli ospiti dei talk show, che ha appreso quel poco che crede di sapere dai post più argomentati di Grillo (quelli che promuovono il  programma) e si arrangia per il resto cercando troppo in fretta conferme in rete. La buona politica dovrebbe parlar loro. Magari come ha fatto don Ciotti. Ma per Casaleggio, guru della rete, questa sarebbe la democrazia del futuro. Come Pol Pot vuol cambiare la natura umana a colpi di bastone informatico. Beppe, ricordati di Robespierre!

Economia. “Più tagli, bonus ai dipendenti”, scrive il Corriere della Sera. Il Sole: “Ecco la manovra di Letta. Ai comuni 2 miliardi, al cuneo fiscale 5 miliardi, in totale misure per 12-15”. Il titolo dell’analisi è: “tutti i numeri di un testo targato UE”. Insomma, nelle condizioni date (dall’Europa), il catalogo è questo. Quanto ad Alitalia, “Air France vuole un piano: prima di investire i francesi chiedono certezze sui programmi”.

Dimenticavo, tutti i giornali scrivono,incontinenti, di Erik Priebke. Non a Roma i suoi funerali, dice il sindaco Marino. In chiesa non sono previsti, comunica il Vaticano. Il quale, per non dare “scandalo” negò di accogliere Piergiorgio Welby e sarebbe curioso se oggi ospitasse una folla di nazisti nostalgici.

da corradinomineo.it

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