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Dottor Stranamore. Il caffè dell’11 ottobre

 

È il giorno di Grillo e del suo alter ego, Casaleggio. Repubblica. “Immigrati, il blitz di Grillo, sconfessato l’emendamento M5S sui clandestini, rivolta nel movimento”.”Si spacca anche Grillo”, titola il Giornale (delizioso quell’anche!). Ecco il Fatto: “Immigrati, il no di Grillo scatena la rivolta 5 stelle” E Vauro insinua che l’obiettivo da espellere siano i senatori più che i migranti: “Grillo difende la Bossi Fini: vado pazzo per le espulsioni facili”. La Stampa sintetizza:  “grillini nel caos”.

Ci sono due aspetti da indagare in questa vicenda. Il primo riguarda la democrazia interna ai 5 Stelle. Grillo e Casaleggio dicono che la depenalizzazione del reato di clandestinità non era nel programma, che i senatori altro non sarebbero che portavoce dei cittadini , che a nessun titolo possano pretendere di prendere iniziative senza obbligo di mandato. Ma molti dei temi su cui gli eletti a 5 Stelle intervengono non potevano essere contenuti in un programma per quanto accurato, i senatori, soprattutto,si rendono conto di essere troppo numerosi per potersi limitare alla mera propaganda, né accettano più che la linea, il contenuto del mandato, sia deciso, giorno dopo giorno, tweet dopo tweet, da Grillo e dalle sue Guardie della Rete.

Sospetto che la sconfessione, così secca e radicale, dipenda dal titolo quasi uguale di Corriere e Repubblica. Entrambi i giornali aprivano con l’emendamento approvato in commissione giustizia e sottolineavano la nascita di una nuova possibile e diversa maggioranza: M5S + SEL + Pd.   Per i due Capi, intollerabile. I loro uomini in Parlamento non debbono mai confondersi con “gli altri”, devono rimanere un corpo estraneo, vociante e becero, all’occorrenza, ma estraneo. Ieri mi è parso persino patetico lo sforzo di Grillo di oscurare la sua sconfessione dei senatori aggrappandosi a quanto stava succedendeo alla Camera. tono severo della reprimenda, si aggrappava come un’ancora a quello che stava succedendo alla Camera. Al suo Fraccaro che dava del ladro a tutti, ai Pd che reagivano con parole grosse e scomposte. Sperava che questo facesse titolo sui giornali di oggi. Si è sbagliato. Per un giorno, anche lui naufrago nel mare della politica.

Quanto al merito, ero ospite di Mirta Merlino a “L’Aria che tira” quando il tweet è arrivato e subito Adinolfi ha detto: “geniale, Grillo sa cosa pensano gli italiani del reato di clandestinità”. La questione è stata affrontata in modo più serio da una bella puntata di Servizio Pubblico. Più la crisi morde, più un popolo di mini imprenditori falliti, di operai senza lavoro, casalinghe e pensionati  vive con umiliazione e rabbia la propria condizione. Si sente tradito dalle promesse e abbandonato dallo stato e dalla comunità nazionale. E se la prende con il diverso,di cui istituzioni e televisioni finiscono con occuparsi, mentre su di loro nemmeno una parola.

È la crisi, si capisce. Crisi economica, ma anche politica e culturale. Crisi politica perché per venti anni si sono scannati alla ricerca dell’ultimo voto, poi si sono riuniti in un’alleanza di governo con l’obiettivo, ambizioso e mal perseguito, di far quadrare i conti, contrarre la spesa per il welfare (previdenza, scuola sanità,comuni), chiedere più flessibilità e produttività del lavoro. Vengono da qui il rifiuto della politica, qualche manifestazione di rabbia, il voto di protesta, il non voto. Ma la crisi è anche culturale, di orizzonte. Per decenni nessuno ha detto agli Italiani che il livello di reddito di un popolo non cresce al ritmo lento ma continuo di una progressione aritmetica e che nessuna legge di natura garantisce che i nostri figli staranno meglio di noi, come noi lo siamo stati dei nostri genitori. Ecco il panico, la fobia che ti impedisce di traversare la crisi. La piazza ti sembra un mondo immenso e ostile. E il primo ostacolo che incontri è sempre il diverso, lo straniero venuto da lontano, l’uomo con la faccia nera. È lui che ti toglie, anche se non è vero. Ieri una ragazza ospite di Santoro continuava a paragonare la sua tragedia personale,7 giorni trascorsi a dormire in un auto, al calvario di chi per mesi ha percorso il deserto, è stato stuprato e taglieggiato dai predoni, ha affrontato il mare e non sapeva nuotare, impotente ha perso fratelli, figli, fidanzata.  Ma lei diceva “Quando lo incontravo, il sindaco si girava dall’altra parte”.

La risposta giusta è nell’affermazione del carattere universale del diritto. Nella Costituzione che parla di persona (che bravo Rodotà!). I lampedusani intervistati da Ruotolo sentivano quei piccoli profughi, cui dare un piatto caldo quasi di nascosto (per non incorrere nel reato di favoreggiamento della clandestinità), quella donna annegata mentre partoriva, quei corpi senza testa pietosamente sepolti, li sentivano come uomini, persone, fratelli che non ti tolgono perché sono altri quelli che calpestano i tuoi e i loro diritti.

Non è una risposta facile. Ma l’altra porta in un vicolo cieco. Penso che Beppe Grillo, sicuramente più intelligente di me, certo più tenace e nel giusto quando ha saputo dar  voce al disagio e alla protesta, penso che oggi non sappia quel che fa. Contro tutti, contro l’Europa e i migranti, per la difesa di privilegi collettivi che vengono meno, non si cammina, caro Grillo, sulle orme di OccupyWallStreet ma di Alba Dorata e Marine Le Pen. E usando contro i senatori i mazzieri informatici, castigatori della rete, che strillano sul web e godono nell’umiliare i cittadini senatori, si finisce prima o poi vittime del proprio inganno. Credo che sia stato un lapsus quello di chiamare Stranamore i senatori indisciplinati. Stranamore sei tu, signor Grillo-Casaleggio, per dirla ancora con Santoro.

Ma io sono stato eletto nel Pd e non posso cavarmela parlando delle crisi altrui. A me non basta che Letta pianga tra le bare. Con un’interrogazione ho chiesto al governo di occuparsi dei vivi, superstiti abbandonati a Lampedusa; e dei siciliani generosi che fanno i conti con gli sbarchi e vengono dimenticati dalla loro stessa comunità nazionale. Pare che il sindaco di Lampedusa abbia chiesto il permesso di accogliere i profughi nelle case offerte dai suoi concittadini, ma che Alfano abbi alzato i tacchi perché resta il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Dopo aver pianto a Lampedusa sui morti, Letta, che fai, lo cacci? Gli dici almeno due parole al tuo vice? Oppure i morti sono italiani da onorare,i vivi delinquenti da cacciare?

Domani,12 ottobre, sarò in piazza a Roma, tra i molti che chiedono diritti e sventolano la Costituzione per ottenerli, in piazza per cercare di riannodare quel tenue filo spezzato fra cittadini e politica, per ricostruire un’idea del futuro, oltre la bugia delle larghe intese.

da corradinomineo.it

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