Degli indulti e delle pene

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Ci sono quelli che (solo?!) oggi affermano che il trattamento carcerario italiano è disumano in quanto i carcerati stanno nella condizione d’essere privi di spazio vitale. Noi lo affermiamo, inascoltati, da anni perché è da decenni che lo scempio è pubblico, dunque è vergogna, ancorché violazione dei diritti umani, ancor prima che l’Europa (ce l’) ufficializzasse!

Sul territorio esistono innumerevoli edifici vuoti offerti al degrado (tra caserme abbandonate, ospedali, scuole, strutture pubbliche incompiuti) che con pochi milioni (non quelli che possiamo ancora raccogliere oggi, ma già quelli che possedevamo in tempi di vacche grassissime) potrebbero civilmente essere riattati per ospitare i detenuti che già godono d’agevolazioni di libertà in quanto istituzionalmente riconosciuti sulla via della riabilitazione. Tutti gli altri ancora pericolosi per la società, perciò costretti alla massima sicurezza, potrebbero così disporre di umani diritti. Nelle carceri già così predisposte. Ma no! Noi no! Noi s’è messi oggi nell’impellenza (non meglio identificata) di promulgare (ennesimo) indulto seguito da amnistia per ovviare a disumanità.  L’indulto è provvedimento che condona in tutto o in parte l’estinzione della pena. L’amnistia, propria e impropria, può cancellare il reato. All’attivo abbiamo fior di delinquenti, neppure carcerati, che pur già avendo goduto (per frode fiscale compresa) del precedente indulto 2006 avrebbero perciò a godere anche di questo in arrivo: accumulo di buoni sconto che neppure la catena del più avido consumismo ipermercatale, e dunque mostro concorrenziale, mette in pratica!

E che dire poi d’amnistia che cancellerebbe i reati perpetrarti perseguiti dalla ratio legis Severino? Questa è legge che in qualche modo fu promulgata affinché i cittadini di buona volontà potessero riappropriarsi d’etica/estetica d’antica memoria: valore fondamentale su cui poggiare la natura d’ogni legge. L’approvazione parlamentare, post vivo e vibrante monito, vorrebbe distribuire quel valore a ciascuno di noi in parti uguali, partendo da immaginifico zero artatamente costituito? Al momento siamo già costretti a sforzi penosi per potere rintracciare prove d’uguaglianza che ci garantì la Costituzione, figuriamoci come può essere possibile dunque la “distribuzione” in parti uguali di valore per sua natura indivisibile che, in quanto tale, può appartenere a ciascuno di noi esclusivamente nella sua interezza.