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Vengo anch’io, il giorno di Renzi, il caffè del 2/9

 

Sergio Staino non si emoziona per una notizia che gli pare scontata. “È ufficiale, Renzi si candida!” “Cielo, che sorpresa”, risponde Bobo continuando a sonnecchiare sul divano. Ma il suo giornale, L’Unità, apre a tutta pagina: “Renzi pronto a guidare il Pd”. Stesso titolo per Repubblica.
Ieri ero alla Festa di Genova. Gran pienone per il sindaco di Firenze e per Mentana che lo intervistava, altoparlanti che rinviavano domande e risposte tra la gente a passeggio per i viali, battute, commenti, qualche dubbio: “ma quale sarà il suo programma”, “certo, nell’altro modo non si poteva continuare”, “parla tanto, ma alla fine che dice?”. E tuttavia tutti sembrano ormai dare per scontato che Renzi sia virtualmente il nuovo segretario, e pure candidato premier se cadrà il governo.
Mentana lo stuzzica sui 101, sulle elezioni per il Presidente della Repubblica, sulle correnti interne. ” Sono stato contrario alla candidatura Marini”, spiega Renzi, perché non vuol dire niente che “si sta cercando un candidato cattolico”, ma anche perché “Bersani il nome di Marini lo ha fatto scegliere a Berlusconi, mai vista una cosa così”. “Immorale”, invece, non aver votato Prodi. Il sindaco fa intendere che a “tradire” siano stati quelli che avevano fretta di andare al governo con il PDL. Correnti? “Ho avuto il 40 per cento dei voti alle primarie, ma non ho chiesto il 40 per cento dei posti in lista e degli incarichi”. Renziani? “Chi si definisce così deve essere fuori di testa”. Non vuole vincoli, nemmeno di corrente, il “rottamatore”, ormai, candidato segretario.
Sinistra, destra? Renzi dice che ci vuole “una rivoluzione”, che la priorità è il lavoro, innanzitutto di chi non ce l’ha. “Per ogni donna che partorisce un figlio, un posto all’asilo”. La scuola va “rilanciata”, gli insegnanti riqualificati e “rispettati”. Quanto a Berlusconi, nessuna indulgenza, ma “per favore, abbiamo passato 20 anni a combatterlo, non passiamone altri venti a parlare della sua assenza”.
“Matteo sbaglia, senza sinistra il Pd non esiste”, dice Cuperlo intervistato dalla Stampa. Vero. Quello che non convince nel discorso finora svolto da Gianni è che l’apparato di partito, i resti di quel Pd che ha appoggiato Bersani e si è trovato Letta al governo con Alfano, e che ora, ultima sponda, chiede la separazione del ruolo del segretario da quello del candidato premier (vedi Speranza su Repubblica), quello che non convince è che tutto ciò possa definirsi “di sinistra”.
La mia proposta è semplice : Civati, Cuperlo, Pittella, candidati segretario convinti che non si possa uscire dalla crisi del dominio neo liberista senza costruire un’ipotesi più radicale di quella su cui nacque il Pd, e Barca, che non è  candidato ma ha già cominciato – come dice – la sua “traversata del deserto”, si diano appuntamento per 4 – 5 meeting nelle principali città. Mi offro di tornare al mio vecchio mestiere e di coordinare le assemblee. Se sapranno farlo, è probabile che riescano (che riusciamo) a lasciare un retaggio di idee, spero nuove e adeguate alla sfida, dunque di sinistra. Idee che certo lasceranno traccia nel DNA del partito, chiunque venga eletto segretario. Se no, rischia di succedere che obiezioni “di sinistra”, o presunte tali, vengano scambiate con posti al sole. E questo sarebbe il vero disastro, sia per Renzi che per il Pd.
A Genova ho anche incontrato il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. Ha detto pubblicamente, dallo stesso palco da cui aveva parlato Renzi, che le vicende congressuali si intrecciano, in Sicilia, con il rimpasto del suo governo. Come ai tempi della Dc. Le correnti premono per promuovere assessori Cracolici e Lupo, magari anche un “renziano”, perché così tornerebbero meglio i conti. Ma Crocetta vuol sapere “quale sia la linea del Pd nello scandalo della Formazione”, cioè in quell’antico mangia-mangia clientelare in cui sembra pesantemente coinvolto il capo cordata della provincia di Messina, Francantonio Genovese (il suo clan è stato raggiunto da pesanti provvedimenti giudiziari), ma di cui anche la Cisl siciliana, e la sua proiezione correntizia, potrebbero sapere qualcosa. Questo è lo stato delle cose. Attendo risposte pubbliche e indignate. Perché il vaso sia colmo, qualcuno, sotto promessa dell’anonimato, ieri sera mi ha detto: “il congresso? In Sicilia hanno il problema di come trovare i soldi. Una tessera costa 15 euro, con 150mila euro il congresso si vince”.

Sempre a Genova ho partecipato alla presentazione del libro di Morando e Tonini, “l’Italia dei democratici”. Si tratta di due ex miglioristi, convinti che il Pd della Cgil, per non dire di quello Fiom, sia una palla al piede, che appiattisce il partito sulla difesa (contro voglia e con sensi di colpa, dico io) del lavoro dipendente, rinunciando al coraggio dell’innovazione, della sperimentazione e delle riforme. Abbiamo discusso con franchezza e convenuto sui guasti del liberismo, delle “larghe intese” che sono l’esatto contrario della “rivoluzione liberale” che loro vorrebbero, del pasticcio, firmato Letta, sull’IMU. Sono “di destra”, Tonini e Morando?  Magari sì, ma disposti a mettersi in gioco. E quelli di “sinistra”?

Oh, mi sono dimenticato del Caimano. “Berlusconi e la decadenza”, titola Giannelli. “Come dice Violante, c’è pur sempre un diritto di difesa”, sostiene un signore che legge il Corriere. “Già! Ma è la difesa del diritto che non c’è più”, risponde l’altro. Non tira aria buona per il Cav. Sallusti se la prende con Piano e Abbado, “senatori poco fiscali”. Tutti evadono, magari perché pagano le tasse altrove, nessuno sia detto evasore. Siamo alla canna del gas . Ne parlerò tra poco, credo, da Tiziana Panella a Coffee Break. Ospite con me,  il “falco” Minzolini

da corradinomineo.it

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