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Quel volto di Israele “che non ti aspetti”. Lettera aperta a Valentina Lo Surdo conduttrice di Primo Movimento, trasmissione di Radio Rai 3

 

Signora Valentina Lo Surdo,

nella trasmissione Primo Movimento di ieri giovedì 12 settembre, nel presentare il Jerusalem Quartet  ha accennato alla contestazione di cui il complesso fu oggetto a Londra e che portò alla interruzione del concerto, definendola “episodio bruttissimo” pur avendo indicato nel finanziamento della tournée da parte del governo israeliano il motivo dell’azione di  boicottaggio. Ora è ben noto che Israele finanzia tournée all’estero  di musicisti, cantanti, ballerini, romanzieri ed in genere di artisti israeliani, in attuazione di  un programma di promozione della propria immagine, predisposto con la collaborazione delle maggiori società di marketing statunitensi, che va sotto il nome di Brand Israel. Lo scopo è di presentare un volto di Israele “che non ti aspetti”, per coprire il suo volto  di stato razzista e coloniale, condannato ripetutamente da Risoluzioni dell’Onu e da Dichiarazioni dell’UE per la illegittima occupazione dei “Territori Palestinesi Occupati” con la guerra del ‘67, per la indebita creazione di colonie israeliane in terra palestinese mediante azioni  considerate “crimini di guerra” dall’art. 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale,  per innumerevoli violazioni del Diritto Internazionale e la quotidiana negazione dei Diritti Umani alla popolazione soggetta all’ occupazione.

Vorrei quindi capire perché lei  presenti ai suoi ascoltatori come “episodio bruttissimo” la contestazione di artisti che mettono la propria arte al servizio di una così ignobile operazione  di maquillage istituzionale. Contestare  una cattiva esecuzione di un brano musicale, la stecca di un cantante, l’esecuzione di una brutta composizione musicale è universalmente considerato lecito e comunemente praticato, ma  contestare uno spettacolo per la finalità che si propone non lo sarebbe? E perché mai? Perché l’arte non andrebbe contaminata dalla politica? Ma non sono i contestatori che la contaminano, bensì gli artisti che si prestano al   gioco sporco del governo israeliano.

E poi l’arte, come ogni altra attività umana, non è al di sopra di ogni altra cosa, come da taluni si vorrebbe. Forse che il romanticismo e la musica di Wagner (che per altro a me piace molto) non ebbero parte nella formazione del clima culturale che accompagnò l’affermarsi dell’orrore nazista? Forse che il fascismo non provò ad utilizzare il futurismo per tentare di nobilitare la meschinità della propria ideologia? Con la sua riprovazione dell’episodio londinese (ma ve ne sono stati  tantissimi altri in tutto  il  mondo ed anche a Roma) lei ha contribuito ad accreditare la falsa idea di Israele assediato e perseguitato, capovolgendo la realtà, presentando il persecutore come perseguitato, il carnefice come vittima. Da suo  quasi quotidiano ascoltatore non posso che dolermene fortemente.

P.S. Per favore, non cada anche lei nella trappola di confondere la critica anche dura e severa della politica israeliana con l’antisemitismo. Io non ho nulla contro gli ebrei e l’ebraismo, anzi amo gli uni e apprezzo l’altro. Avverso fortemente  la politica israeliana anche perché tradisce la nobiltà dell’ebraismo.

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