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Massacri, si chiama al-Bayda la My Lai di Assad

 

Nel maggio scorso il massacro di 248 civili da parte delle truppe governative. Il rapporto di Human rights watch svela l’atroce realtà della strage

La storia risale al due e tre maggio scorsi. Fu in quel periodo che le truppe del regime di Bashar al Assad entrarono nelle città costiere di al-Bayda e Baniyas, considerate énclaves di ribelli in una zona sunnita. E’ in queste località che almeno 248 persone, civili disarmati, sono state uccise senza pietà. Un’esecuzione di massa realizzata con il metodo tradizionale del rastrellamento: uomini e donne sono portati via dalle loro abitazioni quindi divisi in due gruppi, poi hanno preso il via le uccisioni. Almeno 23 donne e 14 bambini, neonanti compresi, sono stati trucidati.

E’ quanto afferma il rapporto di Human Rights watch pubblicato in questi giorni sugli eventi in questione ceh coferma e amplia le notizie parziali e frammentate già emerse. I numeri delle vittime non sono definitivi, per ora l’organizzazione ha stilato un elenco di 187 uccisioni a al-Bayda e 81 a Baniyas, il documento è stato redatto attraverso le testimonianze dirette degli abitanti, cioè dei sopravvissuti. Secondo l’organizzazione si è trattato di una delle stragi più efferate dall’inizio del conflitto; per altro le città erano state abbandonate dai ribelli; sembra che la strage – le testimonianze sono terribili – avesse come obiettivo quello di togliere sostegno e supporto ai ribelli.

Il 16 marzo del 1968, le truppe americane in Vietnam misero in atto un feroce massacro nel villaggio di My Lai, 348 abitanti furono uccisi in una sequenza di atti di violenza e accanimento impressionante. Quando la vicenda, a fatica, venne alla luce, contribuì a segnare in modo definitivo il giudizio dell’opinione pubblica sul conflitto in Vietnam. Al-Bayda e Baniyas sono le My Lai di Assad, e di certo ce ne saranno già state altre di cui si sa ancora poco. Questo, certo nulla toglie al fatto che poi efferatezze e vendette siano state compiute da tutte le forze in campo in un conflitto sempre più crudele. Eppure la storia ora sotto i nostri occhi dovrebbe destare le coscienze di chi fa finta di non sapere, di non vedere.

Il governo di Damasco è questo, è il titolare di brutalità e uccisioni, non solo: il campione degli antimperialisti nostrani, dell’estrema destra e di una sinistra sempre più smarrita, è il mandante di simili atti. L’evidenza impone a tutti, anche ala nostra opinione pubblica alla ricerca di una disperata neutralità morale, una riflessione e una presa d’atto dei fatti, senza infingimenti retorici e senza cercare scuse ideologiche.

Qui il link al rapporto di Human rights watch

da ilmondodiannibale.it

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