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La mia Terra è avvelenata e abbandonata

 

Quattromila persone, più della metà giovani sotto i 30 anni, quattromila facce intrise di rabbia, dolore, frustrazione, di quella rabbia e di quel dolore che non hanno rimedio, che pesano per sempre nella vita. Erano in quattromila a sfilare vestiti di nero per via Roma, ad Aversa, ieri pomeriggio, in silenzio, a passo lento. Ragazzi, studenti, lavoratori, disoccupati (tanti), pensionati, tutti lì a celebrare il loro funerale e quello della loro Terra, quella terra che una volta i Romani chiamavano “Campania Felix” e che oggi è morta, uccisa dai liquami tossici, dai veleni sepolti dai clan di camorra nei campi di alberi da frutta, nelle cave, sotto i ponti delle autostrade, negli stagni, addirittura nelle cisterne delle pompe abbandonate di benzina. Migliaia e migliaia di tonnellate di morte che in vent’anni hanno trasformato la terra più fertile d’Italia nella più grande discarica abusiva del mondo. Morire di tumore nel triangolo della morte, tra Giugliano, Aversa e Casal di Principe, è ormai la norma. Tutte le famiglie hanno minimo un parente deceduto; i tassi di tumore stanno per toccare la soglia record del 30%, quasi una persona su tre, percentuali che aumentano di mese in mese in maniera esponenziale. Anche senza una laurea in medicina, o in scienze ambientali, resta difficile credere, visti questi dati, alle parole dell’ex ministro della Salute Balduzzi, e dell’attuale ministro Lorenzin che “Le cause dell’aumento dei tumori in Campania sono dovute agli stili di vita errati dei campani”. L’unico stile di vita errato, forse, è proprio quello di voler continuare a vivere in quella terra contaminata.

Sono state le parole pronunciate qualche settimana fa dal pentito Carmine Schiavone, ex boss dei Casalesi, a far indignare l’opinione pubblica italiana per qualche giorno, poi più il nulla. “Quella terra è piena di veleni di ogni tipo, e chi vi abita sono tutti morti che camminano”. E mentre gli italiani pronunciavano il solito “Che schifo” tra una forchettata di pasta e l’altra seduti a tavola davanti al Tg, ecco che invece i “morti che camminano” a quelle parole sbottano, vedono che il colmo è stato superato, e decidono di camminare, in silenzio, in tanti, per dire che la loro Terra sarà morta, ma la voglia di viverla, quella terra, non morirà mai insieme alla speranza di vederla risorgere un giorno. Una speranza che però non hanno potuto condividere con nessun altro, perché la loro marcia ieri è stata completamente oscurata dai giornali e dai principali Tg nazionali. Gli italiani non sanno, e forse non sapranno mai, che in Campania c’è chi ancora non perde la speranza, chi vuole davvero cambiare le cose. Evidentemente, per chi fa informazione, basta solo che si pronunci il quotidiano “che schifo” davanti a un piatto di maccheroni, e il resto è inutile.

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