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FORUM ARTICOLO21 – “Libertà, innovazione, solidarietà. Tre parole d’ordine per il rilancio della professione giornalistica”

 

Libertà, innovazione, solidarietà  Finalmente siamo tornati a confrontarci, a discutere. Il forum avviato da Stefano Corradino sul sito di Articolo 21 è una occasione da non perdere. Anche perché, come sottolineato da quasi tutti gli interventi pubblicati fino a ora, siamo ormai a un punto di non ritorno. Ci sono momenti in cui l’unica via possibile è la svolta. Decisa. Ferma. Radicale.

Non si può e non si deve cadere nella trappola del qualunquismo. Ma se il lavoro di giornalista è innanzitutto leggere la realtà per poi raccontarla, non possiamo non interrogarci sul clima che si sta creando intorno all’informazione e ai giornalisti. E allora, di fronte alla morsa tra qualunquisti sfascisti e conservatori, chi ha a cuore la professione, l’informazione indipendente, l’articolo 21 della Costituzione, deve reagire con uno scatto di reni. Dobbiamo farlo. Fissando però innanzitutto una direzione. Oggi i nostri punti cardinali non possono più essere quelli tradizionali. Anche la vecchia organizzazione componentizia rischia di essere superata.

Oggi i nostri punti cardinali devono essere poche idee, precise, radicali: la libertà, l’innovazione e la solidarietà.
La libertà. A partire dalla difesa strenua dell’articolo 21 della Costituzione. Anzi, lavorando al suo ampliamento a internet, sancendo – come proposto da Stefano Rodotà – l’accesso alla rete tra i diritti fondamentali della persona. Sotto questo ombrello dobbiamo chiedere alcuni interventi legislativi indispensabili: legge sui Conflitti di interesse, normativa antitrust, riforma della governance della Rai. Con la stessa forza, dobbiamo chiedere un provvedimento contro le querele temerarie e l’introduzione in Italia del Freedom of Information Act. E poi rilanciare l’urgenza di un grande dibattito nazionale in vista del 2016 per il rinnovo della concessione di Servizio pubblico, che dobbiamo portare nell’era multimediale e crossmediale. Su questi fronti è diventato decisivo costruire alleanze che vadano oltre i confini nazionali, coinvolgendo le associazioni e i movimenti più attivi a livello europeo.

L’innovazione. Perché o noi giornalisti siamo in grado di riformare la professione e le istituzioni che la governano o saremo travolti dall’ondata qualunquista. A chi vuole sfasciare non si può rispondere con un miope: nulla si tocchi. E, allora, l’Ordine dei Giornalisti ha bisogno di una urgente riforma: drastica riduzione del numero dei Consiglieri nazionali, revisione della composizione restituendo il governo al giornalismo professionistico, ritorno del pubblicismo alla sua natura originaria (prevedendo ovviamente un adeguato periodo di sanatoria), procedimenti deontologici più agili e rigorosi, via unica di accesso alla professione di livello universitario. Per quel che riguarda il fronte sindacale, le riforme dovranno riguardare sia la struttura organizzativa federale (una riflessione su organismi pletorici è indispensabile) sia i temi più strettamente contrattuali. In particolare su quest’ultimo punto, dovremo costruire il futuro sui pilastri dell’innovazione e della formazione, per andare alla conquista di mercati nuovi, senza arretrare di un millimetro rispetto ai fondamenti della professione, a partire da una informazione completa, accurata, autorevole. L’impegno sindacale dovrà essere rivolto non solo a tutelare i posti di lavoro, ma anche a creare nuova occupazione. L’accordo siglato prima dell’estate tra Rai e Usigrai può essere un precedente di intese di uscita dalla crisi, di sviluppo, di rilancio dell’occupazione, assicurando piena sostenibilità per gli enti di categoria.

Ma tutto questo deve avvenire avendo lo sguardo fisso sull’altro punto cardinale: la solidarietà. L’intero assetto della categoria, e tutte le riforme (da quelle ordinistiche a quelle contrattuali, passando per quelle previdenziali e di assistenza sanitaria) dovranno essere ispirate non solo alla sostenibilità ma anche alla solidarietà. Valore ancora più centrale in una fase storica di così profonda crisi economica. Bisogna respingere la deriva tecnocratica per la quale a un problema corrisponde un’unica soluzione. Dobbiamo proporre e imporre soluzioni compatibili con i valori che ispirano il nostro impegno. E’ in questa ottica che, ad esempio, bisogna chiedere un intervento urgente per modificare la Riforma Fornero che dà la possibilità di restare in servizio fino a 70 anni. E’ un provvedimento che in un sol colpo rischia di aumentare il ricorso ai prepensionamenti, riduce la possibilità di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, mette in crisi eventuali accordi aziendali di stabilizzazione dei precari.

Così come dobbiamo affrontare con consapevolezza il tema del lavoro autonomo, iniziando finalmente a distinguere tra free lance e la barbarie del “sotto-precariato”. Due temi che hanno bisogno di approcci differenti. Averle confuse fin qui ha reso impossibile trovare soluzioni per entrambi, e ha lasciato campo libero a illusioni e demagogie. In sostanza, dobbiamo ritrovare la capacità di elaborare un progetto complessivo per tutto il sistema dell’informazione, superando gli steccati (a volte le gelosie personalistiche), per proporre a noi e al Paese, un piano di riforma che restituisca agli occhi dei cittadini l’imprescindibile funzione sociale del giornalismo. E questo accadrà se da un lato creeremo le condizioni per tornare a raccontare la realtà (tutta, illuminando notizie a troppo tempo oscurate e dimenticate) e dall’altro torneremo a essere i cani da guardia del potere.

Dunque, come proposto da Giuseppe Giulietti, al termine del forum online, ritroviamoci poi in una assemblea, un seminario, per mettere insieme le diverse proposte. E, per dare forza, sarebbe bella una scelta simbolica, come Assisi: luogo simbolo del dialogo, del confronto, dell’incontro tra storie, idee e culture. Ma vediamoci presto, per autoriformarci. Prima che il qualunquismo ci trascini via. E prendendo a spallate la conservazione. Lo possiamo fare. Ne abbiamo le forze. Se mettiamo in campo il “coraggio del cambiamento”.

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