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E’ giornalista chi lo fa, non solo chi lo ‘’è’’

 

Su Lsdi abbiamo parlato ripetutamente del processo di ampliamento del campo di protezione del giornalismo dai soggetti che lo esercitano (i giornalisti) alla produzione del flusso informativo: quello che sta passando – e si sta consolidando – sotto il termine di ‘’atto di giornalismo’’ (vedi quiquiqui). 

Ma questo processo, di cui in Usa si discute soprattutto dopo lo scandalo dei giornalisti ‘’spiati’’, spaventa settori importanti della vita politica americana, preoccupati dal fatto che una eventuale ‘’shield law’’ (al Congresso si sta discutendo di una nuova legge-scudo) possa proteggere anche Wikileaks, ad esempio, o comunque tutti i giornalisti ‘’irregolari’’, come i bloggers, i tweeters  e i citizen journalist indipendenti, proprio in nome del fatto che l’ oggetto della protezione non sarebbe più il giornalista ma il giornalismo.

 Fra chi si oppone c’ è  in particolare una senatrice della California, Dianne Feinstein, secondo cui, come riporta Truth-out.org (un sito della sinistra radicale americana), la nuova legge dovrebbe assicurare protezione solo ai giornalisti ‘’pagati’’.

E invece, commenta il sito, se vogliamo che ‘’il Primo Emendamento continui ad assicurarci la libertà, dobbiamo lottare per mantenere una definizione di ‘stampa’ il più inclusiva possibile. Dobbiamo esigere che i nostri rappresentanti eletti proteggano gli atti di giornalismo, piuttosto che soltanto i giornalisti professionisti pagati. Chiunque informa il pubblico su quello che succede nel mondo, nelle sale del Congresso, o per le strade della loro città è una persona impegnata nel giornalismo. Punto e basta’’... Leggi tutto su lsdi.it

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