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Berlusconi non molla, Casson: “La sentenza deve essere rispettata ed eseguita”

 

Secondo noi, ha ragione Curzio Maltese: “Non si voterà a ottobre. Il governo Letta non cadrà, i ministri della destra non si dimetteranno e neppure i parlamentari”. E anche i motivi indicati da Maltese sono chiari e condivisibili: “Alla fine come sempre Berlusconi ha compiuto la scelta più astuta e pragmatica, mantenendo l’unico salvacondotto di cui oggi può disporre: rimanere nella maggioranza di governo e condizionarne il cammino”.

Andrà così, statene certi: molte chiacchiere estive, il falco o la pitonessa pidiellina di turno che sproloquia di “guerra civile”, Napolitano che invita, giustamente, tutti a mantenere la calma e dimostrare senso di responsabilità nei confronti del Paese, l’ala moderata e governista del PDL (gli esponenti alla Lupi, per intenderci) che rassicura Letta, il Quirinale e gli alleati del PD e di Scelta Civica che per loro i problemi e i drammi degli italiani vengono prima dei guai giudiziari di Berlusconi, l’ala governista del PD che apprezza le dichiarazioni dei berlusconiani in merito alla tenuta del governo e quella meno governista e più movimentista che, al contrario, invoca nuovamente un rapido ritorno alle urne, ponendo come obiettivo principale dell’esecutivo la riforma della legge elettorale. Se non si trattasse di un’espressione ormai consunta e dal sapore fortemente berlusconiano e qualunquista, non avremmo remore nel definire tutto questo un becero “teatrino della politica” che nulla ha a che vedere con le difficoltà e le sofferenze di una Nazione in cui, tanto per fornire qualche dato, due italiani su tre quest’anno non andranno in vacanza.

Il punto, dunque, è proprio questo. La strategia del PDL è lampante: tenere in vita il governo Letta e condizionarlo sempre più dall’interno, alzando giorno dopo giorno la posta nella segreta e inconfessabile speranza che, prima o poi, sia il PD, magari per paura di una rivolta della base, a staccare la spina a una compagine guidata da un proprio uomo e a porre fine a una legislatura nella quale, nonostante gli innumerevoli errori commessi negli ultimi mesi, può contare comunque sulla maggioranza assoluta alla Camera e su quella relativa al Senato.

A tal proposito, ancora una volta, abbiamo chiesto un parere al senatore Felice Casson, membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di Palazzo Madama, il quale ci ha annunciato che mercoledì porterà in Commissione la richiesta di decadenza di Berlusconi dalla carica, precisando che un conto è la decadenza, per la quale prevede tempi abbastanza brevi, un altro è l’ineleggibilità, per la quale i tempi potrebbero essere più lunghi: sia per via delle barricate che i berlusconiani alzeranno tanto in Commissione quanto in Aula sia per la complessità della valutazione in sé sia, infine, per le notevoli conseguenze che una simile decisione potrebbe avere sull’intero assetto politico.

Ieri, tuttavia, è stato anche il giorno della visita al Colle dei capigruppo del PDL, Brunetta e Schifani, al che ci è sembrato opportuno domandare a Casson se, dietro le molteplici richieste di grazia per Berlusconi (ovviamente irricevibili e, di fatto, già rispedite al mittente da Napolitano stesso), possa celarsi il tentativo da parte del centrodestra di esercitare delle pressioni per far inserire, nel pacchetto di riforme costituzionali annunciate dall’esecutivo e messe a punto dai saggi, anche una drastica riforma della giustizia tesa a ridurre l’autonomia della magistratura rispetto al potere politico.

Sul punto, Casson è stato netto: “È una presa in giro. Berlusconi e i suoi hanno governato per circa dieci anni e non hanno mai affrontato una seria riforma della giustizia per il semplice motivo che non sono in grado di occuparsi compiutamente di un argomento così complesso e vitale per la tenuta della democrazia e delle istituzioni”.

E il PD, come si comporterà il PD? Perché, come detto, è questo l’aspetto più importante dell’intera vicenda. Posto, infatti, che Berlusconi ha ribadito chiaramente domenica di non avere alcuna intenzione di mollare e dando atto a Epifani e Bersani di essersi espressi sì con accortezza ma con altrettanta fermezza, escludendo possibili divisioni all’interno del PD su una questione tanto delicata come la riforma del sistema giudiziario, gli occhi dei commentatori e dell’opinione pubblica, a cominciare proprio da quella democratica, sono puntati sul comportamento dei senatori piddini in merito a un passaggio spinoso dal quale potrebbero dipendere le sorti del governo. Chiediamo, pertanto, a Casson se l’ala più governista del PD potrebbe essere tentata di respingere la richiesta di decadenza di Berlusconi, magari approfittando del voto segreto, ma egli smentisce con forza, ribadendo che il processo è stato completo e che l’esito della sentenza non dà adito a dubbi circa la colpevolezza dell’imputato e riprendendo le considerazioni più volte espresse sia dal capogruppo Zanda sia dallo stesso Epifani: “La sentenza deve essere rispettata ed eseguita”.

Infine, prendendo spunto da alcune dichiarazioni di Rodotà circa la necessità di individuare una maggioranza alternativa e di coinvolgere nelle varie scelte quella straordinaria cittadinanza attiva cui noi di Articolo 21 cerchiamo da anni di dar voce, chiediamo a Casson se considera fattibile, nelle condizioni attuali, quel governo del cambiamento con SEL e il Movimento 5 Stelle che sembrò ad un passo subito dopo le elezioni di febbraio e svanì tragicamente in seguito alle note vicissitudini riguardanti l’elezione del Capo dello Stato.

“Più che al PD – risponde – bisognerebbe porre questa domanda a Grillo e agli esponenti del Movimento 5 Stelle. Per quanto mi riguarda, le priorità erano e restano la modifica del Porcellum e la messa in sicurezza dei conti dello Stato”.

E noi non abbiamo problemi a rivolgere la stessa domanda a Grillo e ai suoi parlamentari, facendo presente loro che sia la modifica del Porcellum sia la messa in sicurezza dei conti dello Stato sia, non meno cruciale, il rilancio dell’economia e dei consumi sono obiettivi estremamente ambiziosi, per i quali occorre una maggioranza solida ed omogenea, animata dal convinto desiderio di porre fine, una volta per tutte, a questo ventennio di contrapposizione feroce che ha sfibrato e sfigurato l’Italia.

Se poi a questi nobili obiettivi aggiungessimo anche il conflitto d’interessi e una riforma delle telecomunicazioni di stampo europeo, allora forse il corso della storia potrebbe davvero cambiare. Ma perché tutto ciò accada è indispensabile che sia il PD sia il Movimento 5 Stelle la smettano di commettere errori, consentendo a una classe dirigente che ha governato malissimo e perso clamorosamente le elezioni di continuare a fare il bello e il cattivo tempo a causa dell’insipienza degli avversari.

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