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Da Tunisi a Damasco, Ramadan nel sangue

 

Da Tunisi a Damasco, questo Ramadan sta portando solo notizie di sangue, assalti, forse guerre civili. Al Cairo non si sa neanche quanti siano i morti di ieri.

Non servono aggettivi. Basta seguire la catena degli eventi, quasi un tremendo remake insanguinato della grande stagione delle rivolte popolari contro i tiranni. A Damasco, dove è guerra civile da tempo e i conti ufficiali hanno superato la tragica soglia delle 100mila vittime, accade di tutto: ma in questo tutto spicca l’incendio dell’anagrafe di Homs: quasi un via ufficiale alla pulizia etnica, tanto cara alla famiglia Assad.

Al Cairo ieri c’è stata una carneficina della quale non abbiamo contezza delle dimensioni. Per la Bbc si va dalla ventina alla quarantina di vittime. Il generale al Sissi ha nuovamente invitato la gente a scendere in piazza per dare legittimità all’esercito e alla sua repressione delle manifestazione (violente) dei Fratelli Musulmani.

A Tunisi è sciopero generale dopo l’ennesimo assassinio politico dell’ennesimo leader della Tunisia laica. Come il 6 febbraio fu ucciso Chokri Belaid ora è stata assassinato, con modalità analoghe e forse con la stessa pistola, Muhammad Brahimi. Come il 6 febbraio anche oggi le accuse sono rivolte contro il partito islamista di Ennahda, che le gira conto gruppi salafiti. Il leader di Ennahda invoca la calma, difficile capire come possa premettere una simile richiesta ad una vera denuncia della violenza politica e dei suoi mandanti.

I timori di guerre civili si espandono a macchia d’olio.

Chi aveva riposto speranze in questo Ramadan, che fosse un mese spese per la riconciliazione, sapeva che erano altissimi i rischi di andare deluso. Ma di qui all’8 agosto, quando finirà il mese del digiuno islamico, c’è ancora tanto tempo. Difficile che possa essere speso per invertire la tendenza. Altro conto conto è chiedersi se tutto questo fosse “inevitabile”. Illudersi che la rivoluzione araba potesse avere un esito lineare in una sola fase politica era fuori luogo. Dalla rivoluzione francese in poi sappiamo che non funziona così. E Eltzin che assalta con i cingolati il Parlamento russo dopo la caduta dell’impero sovietico è un ricordo così recente da rendere chiaro quel che qui si sostiene. Ma che la seconda fase della rivoluzione araba sia cominciata è chiaro e cercare di capire come e con quali strumenti cercare di influirvi, nell’epoca della globalizzazione è necessario.

da ilmondodiannibale.it

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