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Ustica, 27 giugno 1980. Onorare i nostri morti, è la strada per rispondere ad un’esigenza di dignità nazionale

 

La Sentenza-ordinanza del Giudice Priore, la Sentenza del Tribunale civile di Palermo, la Sentenza della Cassazione, ci danno la verità, anche formalmente e in maniera definitiva. Il DC9 è stato abbattuto, è responsabilità dei Ministeri dei Trasporti e della Difesa non avere salvaguardato la vita dei cittadini e poi avere ostacolato in ogni modo il raggiungimento della verità.  Questa è la verità che oggi simbolicamente mi sento di ribadire dinnanzi a tutti voi: proprio in questo anniversario abbiamo scritto come Associazione,  “dalla Verità alla storia”.

Consapevoli fino in fondo che questa è la storia del nostro Paese,  consapevoli fino in fondo che la Storia non può essere scritta dai parenti delle vittime,  e neppure dalla politica, o dai Parlamenti,  ma che tutti abbiamo il dovere di ripercorrere la vicenda di Ustica,  con un profondo impegno civile: per mettere in luce particolari, contribuire ad illuminare, fornire elementi, strumenti, disposizioni per permettere ogni approfondimento.
Un grande sforzo per mettere a disposizione, per fornire documentazione, per rimuovere con decisione ogni ostacolo dal percorso della verità. Questo mi sento di chiedere con forza.

Abbiamo davanti il grande problema del contesto internazionale:  certamente un episodio di guerra come quello che ha travolto i nostri cari, è un episodio che coinvolge gli Stati e le loro politiche. E allora il compito primo è sentire che quello di Ustica è un grande problema di dignità nazionale, che richiede un impegno particolare delle Magistratura, ma nel contempo richiede un totale coinvolgimento del Governo, della Diplomazia.

Oggi possiamo salutare con soddisfazione le notizie di una avviata collaborazione francese,  ma dobbiamo ancora molto impegnarci a livello internazionale, verso stati amici e alleati, e verso gli organismi internazionali, soprattutto quelli militari e di difesa. Ci dobbiamo soffermare sul fatto che dopo trentatre anni possiamo interrogare gli avieri di Solenzara, nella mostra che qui è organizzata, troviamo la notizia che dopo dieci anni Borsellino ha cercato di interrogare gli avieri di Marsala, riflettiamo: rendiamoci conto che stiamo cercando di annodare i fili di una tela che è stata colpevolmente stracciata quando la magistratura tenne le indagini circoscritte al triangolo Ponza-latina-Palerno e l’aeronautica affermava che il dc9 era caduto per cedimento strutturale.

Queste sono le prima grande responsabilità, la fonti di ogni inganno. C’è dunque da ricostruire un panorama molto complesso, proprio perchè oggi sappiamo contrariamente a quanto affermato ufficialmente,  che quella notte erano molto “frequentati” sia il mare che il cielo. Nel Mediterraneo- parlo di mare e cielo- si muovevano mezzi militari di tanti Paesi, alleati e non, seguendo i più vari interessi, frutto di una situazione geopolitica molto complessa e ancora non completamente disvelata.

Parlando di rapporti internazionali, voglio segnalarvi che nel mio peregrinare in cerca di aiuto, mi ha scandalizzato scoprire che per la mancata ratifica di un Trattato di collaborazione giudiziaria del maggio 2000, non è stata permessa, fin qui, la collaborazione delle Istituzioni Europee per la vicenda di Ustica.

Ecco dunque quello che intendo, bisogno che tutti facciano la loro parte in modo che venga messa in campo ogni possibile collaborazione per l’accertamento della verità e nella ricerca di documentazione. Mi riferisco anche alla documentazione giacente presso la Camera dei deputati, penso all’archivio del Presidente Cossiga, o della documentazione completa dei lavori della Commissione stragi conservata al Senato.

In questa occasione non voglio tacere che il Governo e i Ministeri sono stati condannati, e ragionevolmente arriveranno altre condanne,  possiamo e dobbiamo chiedere di volere conoscere i loro atteggiamenti. Pagheranno in silenzio con qualche stralcio di bilancio, mettendo dunque il tutto sulle spalle dei contribuenti ovviamente non responsabili, o chiederanno conto dei comportamenti,  chiaramente indicati nelle varie sentenze, dei loro dipendenti? Non credo che questa sia una richiesta di vendetta ma è soltanto chiedere conto dei comportamenti degli uomini degli apparati dello Stato. O ancor meglio esigere chiarezza e trasparenza nel rapporto tra Istituzioni elettive e apparati dello Stato. Deve essere imprescindibile il bisogno di ripercorrere e scandagliare, in ogni anfratto, quanto avvenuto nei primi mesi dopo la tragedia,  a cominciare dal comportamento della Magistratura, dal passaggio delle indagini da Palermo a Roma, dalle informazioni che aveva il Governo, dai rapporti con gli Stati alleati.

E poi credo che la politica debba affrontare il problema degli Archivi degli apparati, in primis dei Servizi Segreti. Sappiamo che molti, a cominciare dall’ex Presidente Cossiga, segnalano l’Ammiraglio Martini come depositario delle informazioni essenziali per la verità:  è quindi intellettualmente inaccettabile dover prendere atto che nessuna documentazione esista, sul suo operato, sulle sue conoscenze, sulle sue informazioni. Mentre poi per l’opera meritoria del Presidente del Copasir, on.D’Alema,
apprendiamo che ci sono oltre 100 Archivi individuati, ma inaccessibili e non ordinati,  oltre a quelli, purtroppo, prevedibilmente ancora nascosti.

E’ una richiesta di totale trasparenza quella che mi sento di lanciare da qui e di affidarvi: dopo 33 anni ogni notizia delle attività del consiglio dei ministri, dei ministeri dei trasporti e della difesa, della diplomazia, degli addetti militari, ogni informazione degli stati maggiori della difesa, dell’aeronautica, della marina, anche non evidentemente e direttamente riferibile ad Ustica,  ma comunque dal giugno 80 deve essere adeguatamente collocata e messa a disposizione.

È la strada per passare dalla verità alla storia, è la strada per onorare i nostri morti, è la strada per rispondere ad un’esigenza di dignità nazionale. E mi piace terminare ricordando che questa nostra volontà di sapere tutto quello che è accaduto trova simbolicamente un punto di congiunzione nel Museo per la memoria di Ustica dove l’opera di Boltanski dialoga con il relitto e da futuro al ricordo dei nostri cari .

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