Il buio della crisi. Il caffè di venerdì 21 giugno

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“Effetto Fed, cadono le borse”, Repubblica. Partiamo da qui. Ben Bernanke ha detto che gli Stati Uniti non potranno continuare per sempre a finanziare a tasso zero (o quasi)  istituti bancari e operatori finanziari e subito sono crollate le borse ed è salito lo spread. “Borse giù”, Corriere della Sera. “Cadono le Borse. Volano i tassi”, Sole24Ore. Significa che la crisi è ancora fra noi, dal 2008! Che il paziente vive in coma farmacologico o, se preferite, che il tossico dipendente va avanti solo a forza di metadone.

Non sono un economista, ma è evidente che sulle nostre teste ci sono troppi crediti non esigibili. Rimetterli ai creditori farebbe crollare il sistema finanziario  e, con esso probabilmente, l’intera economia. Continuar a esigere gli interessi vuol dire imporre scelte recessive agli anelli meno forti (o più deboli) della catena capitalista. Cioè distruggere risorse, creare disoccupazione, ridurre le entrate, far crescere i deficit.

Ci vorrebbe un’operazione selettiva. Ristrutturare certi debiti (in pratica, non pagare i creditori) e finanziare la ristrutturazione dei sistemi produttivi per creare lavoro, diminuire la sperequazione  sociale, risanare l’economia reale. Cioè mettere mano a una grande operazione di redistribuzione del reddito nei paesi che furono la culla del capitalismo. Questa cosa ha dei nemici certi. Banche d’affari, operatori finanziari, e  ricchi- ricchi (in Italia quei 176mila che hanno un reddito uguale o superiore, anche di molto superiore, ai due milioni di euro l’anno). Ma ha anche dei nemici potenziali, o almeno degli attori economici che non vedono per sé vantaggi a breve e medio termine. Sono quei protagonisti dell’economia globale che non conoscono la crisi e continuano a crescere con un ritmo sostenuto. Cina, Brasile, India,Turchia. In parte creditori dell’Occidente, si chiedono che ne sarà dei loro investimenti. In parte competitori nella produzione di beni e servizi, non vedono perché concedere alle economie dell’ex primo mondo quell’aiuto che mai ricevettero quando FMI e Banca Mondiale strozzavano le loro economie.

Situazione molto complicata. Della quale la nostra “politica” preferisce non parlare o, se lo fa, gioca a chi la spara più grossa, puntando a vantaggi immediati, pensando al posizionamento politico più che al futuro. Basta dare un’occhiata ai giornali. La crisi è trattata come un dato: purtroppo c’è. L’interesse è per le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. Sapete come la penso. Se quest’uomo, di cui ogni pietra in Italia non fa che parlare, rischia di venire sommerso da pesanti condanne, che possono toccarlo nel patrimonio e costargli un ritiro anticipato dalla politica (non il carcere!), la colpa è sua. Sconta le scelte dissennate e, in ultimo, di essersi affidato a uno stuolo di leccapiedi, ruffiani e profittatori che lo ha convinto che “l’uomo nuovo” che lui è stato, il geniale inventore della “seconda repubblica”, in ultimo il “pacificatore” non possa e non debba essere disturbato dall’esercizio del controllo di legalità. Ora questi clienti imbroglioni che gli ruotano intorno, pretendono che Napolitano lo debba salvare, dicono che il Presidente l’avrebbe promesso. “Non ha rispettato il patto. Il PDL contro Napolitano”, scrive il Fatto quotidiano, riportando le tesi della difesa. ”Berlusconi può farcela” , assicura oggi Il Giornale dopo aver sostenuto, ieri, che la fine fosse imminente. Io credo che gli imbroglioni continuino a imbrogliarlo. Napolitano non può “convincere” i giudici della Cassazione ad assolverlo (anche perché la “casta” dei giudici non ne può più di ingoiare rospi), né mai sporcherà la sua storia di statista con un’amnistia “ad personam” (la nomina a senatore a vita!). Il Pd può traccheggiare in difesa del governo Letta, può credere (o far finta di credere)  che davvero in 18 mesi si potrà cambiare  la forma di governo e cancellare il bicameralismo, potrà rinviare ancora l’esame di provvedimenti “sensibili” (ineleggibilità, conflitto di interessi) ma non ha la forza, né la voglia, di apporre la sua firma su una qualche  soluzione finale del caso Silvio. Quanto all’amnistia per i reati fino a 4 anni, cari amici del Fatto, darebbe per una volta ragione a Pannella e servirebbe poco a Berlusconi. Il suo problema non è di evitare il carcere.

Dunque, relativa instabilità per Letta (La Stampa gli fa dire “il governo non rischia”) e tante, tante chiacchiere. Ripetitive e noiose. In questo contesto, il congresso del Pd. Barca sta facendo un lavoro eccellente: propone un partito che è radicalmente altro e tanti democratici lo stanno a sentire. Civati e Puppato cercano di dialogare con OccupyPd, con SEL, con chi vuol discutere da dentro il Movimento 5 Stelle. Ben fatto. D’Alema – contro Bersani – dicono quelli che la sanno lunga – va in sezione dove trova Barca e Rodotà. Bene. Cuperlo presenta la sua candidatura a segretario, non contro Renzi, ma proponendo più trasparenza e più apertura di quanta il patto di sindacato tra le correnti non ne consenta (vedi intervista a La Stampa). Di nuovo, bene. Che cento fiori fioriscano. Che il congresso non sia una parata, che iscritti, elettori delle primarie, cittadini della sinistra riprendano a parlare di politica. Poi se correrà Renzi, sbancherà il banco. Perché siamo in un sistema presidenziale di fatto, qualunque sia la legge elettorale voteremo anche per un “marchio”, e il sindaco di Firenze appare oggi (come direbbero i francesi) l’unico candidato rassembleur.

Tutto il resto si muove intorno. Mi ha scritto Ingroia, per invitarmi alla prima assise del suo movimento. Grazie Antonio, sono interessato al dialogo. Sabato non potrò esserci perché ho promesso di chiudere a Palermo il Gay Pride nazionale, ma non mancheranno le occasioni. Ieri ho votato con SEL e M5S per invertire l’ordine del giorno e consentire la discussione al Senato delle mozioni contro gli F35. Il capo gruppo del PD ha detto che ci sarà tempo in futuro per discutere di aerei, il PDL ha spiegato che non bisogna innervosire gli Americani. Torneremo alla carica. Ieri ho chiesto conto ai 5 Stelle del linciaggio in rete (si chiama così, secondo me, far votare 13 mila “cittadini” per l’espulsione!) della Gambaro. Un Senatore mi ha risposto, citando “non Travaglio ma Il Fatto”, che anche gli altri partiti espellono. Certo! Ma senza bisogno del corteo virtuale di “cittadini” plaudenti in rete. Il confronto non fa che iniziare.

Una dedica infine ad alcuni miei followers. Cari amici, vedo che continuate ad analizzare la politica insistendo su due coppie di concetti: voglia di compromesso – coraggio di rompere e  società sana – politica corrotta. Tutto quel che scrivo e che faccio muove, invece, dalla convinzione che per “rompere” come per fare “compromessi” bisognerebbe comunque avere una visione. Ed è questa che manca. Cerco di spiegare, inoltre, che  “stato arcaico” (come dice Barca) e  “partiti” che lo hanno invaso da almeno venti anni,  hanno finito per trasformare la società italiana in una babele di corporazioni, interessi parziali, paure e invidie, che sarà assai difficile districare. Avrò torto. Misuratevi voi con la complessità. Uno vale uno!

Da corradinomineo.it


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