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Costituzione. La riforma è già in salita

 

di  Francesco Mancuso

ROMA – Il presidente Napolitano vuole che in quella che chiama una sfida alla realizzazione delle riforme costituzionali fili tutto liscio e  torna ad avvertire i partiti, durante il suo intervento alla conferenza dei prefetti: “Il Governo operi serenamente e il Parlamento faccia serenamente e con lungimiranza la sua parte; le forze politiche non cadano in convulsi e meschini calcoli di convenienza di qualsiasi specie. Ne va della credibilità del nostro Paese”.

Ma il percorso comincia in salita. Questa mattina al Senato è mancato il numero per il voto sulla richiesta di dichiarazione d’urgenza per il ddl costituzionale che istituisce il Comitato parlamentare per le riforme costituzionali. Il Senato ha poi approvato ma le polemiche, anche interne al centrodestra, non mancano. La richiesta d’urgenza “dà attuazione agli indirizzi contenuti nelle mozioni approvate il 29 maggio, che evidenziavano la necessità di definire una procedura straordinaria e urgente, che potesse dare tempi certi e idonei alla riforma della seconda parte della Costituzione” aveva detto il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello, sottolineando che “non c’è alcun rapporto tra la durata del cammino delle riforme e quella del Governo”. Ma c’è chi non condivide le parole del ministro del Pdl, ed è proprio il capogruppo del partito del Cavaliere al Senato Renato Schifani che ritiene tutta questa urgenza “inopportuna” e che il termine di 18 mesi per l’iter delle riforme “sa di commissariamento del Parlamento” e di “sfiducia” verso l’aula. Schifani attacca il suo ministro, ma alla fine il gruppo voterà comunque sì alla richiesta.

Gambaro(M5S) il problema non è mio ma di Grillo

Intanto sul fronte M5S il sereno non si scorge ancora all’orizzonte, al contrario arrivano i fulmini, che nello specifico sono quelli della senatrice grillina Gambaro che minaccia di denunciare Beppe Grillo se dovesse continuare a minacciarla via web. D’altra parte, la Gambaro, che in un’intervista a Sky ha accusato Grillo di essere il responsabile del flop elettorale, si proclama “tranquillissima”, sostiene di non aver detto “nulla di male e, se c’è questa reazione spropositata, il problema è lui, non sono io”.

La senatrice, inoltre, afferma di “non avere assolutamente intenzione  di  passare al gruppo misto. Io – dice – sono ancora del M5S e ci rimango finché non decidono di espellermi, non ho offeso nessuno e sono stata offesa. Sono una signora di una certa età e da Grillo pretendo pubbliche scuse”.
Ma le scuse del guru non sono arrivate. Anzi, Grillo sul suo blog si chiede perché la Gambaro, “dopo le dichiarazioni false e lesive nei confronti miei e del M5S, non rispetta quanto promesso e lascia il movimento?”. A sostenere integralmente la tesi del leader è Vito Crimi: “Se una posizione personale esprime il disagio di stare in un gruppo – dice l’ex presidente dei senatori a 5 Stelle – se ne debbono trarre le logiche conseguenze”.
Nel tentativo di evitare l’espulsione, i senatori del M5S hanno dato luogo a più di una riunione per scongiurare spaccature del movimento. A cui ha partecipato Adele Gambaro che si è incontrata anche con il nuovo capogruppo Nicola Morra e il suo predecessore Crimi. Al termine di un “lungo e intenso colloquio”, il clima è sembrato decisamente più disteso e la senatrice contestata ha potuto dire che sul tavolo della discussione non c’è stata la sua espulsione: “L’incontro con Morra è andato bene. Io non abbandono. Lascio decidere il gruppo”. Ora la parola passa al gruppo parlamentare. Vinceranno i falchi o le colombe?

Dazebao.it

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