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“Ci vorrebbe un ‘articolo21’ anche per la storia”

 

ARTICOLO21 (CIRCOLO DI BOLOGNA) Marzabotto e l’Anpi per la prima iniziativa pubblica dell’anima bolognese di Articolo21.  Occasione una domenica pomeriggio e la quinta edizione della festa della resistenza in quel paese simbolo di strage e memoria da salvaguardare. Domanda forte attorno alla quale riunirsi: l’informazione, proprio lei, è ancora viva? Fa la sua parte? Pur scossa e provata, resta in grado di espandersi e cercare quella condivisione che ad un tempo le dà senso e sostanza?

Per le risposte, si inizia dall’inizio: sullo schermo appare la faccia di Licio Gelli. Segue la voce di Enzo Biagi: e’ una puntata di “C’era una volta” trasmessa in Rai negli anni ottanta, un’intervista storica al Maestro Venerabile da parte di un Maestro Epurabile ed epurato.  Si spiega così, con l’entrata a gamba tesa sotto il tendone di Gelli e del suo  piano di rinascita democratica, il titolo del dibattito: Uccidete l’informazione. Un ragionamento a voce alta tra giornalisti passati, ognuno per strada diversa, attraverso tempeste di non libertà e silenzio coatto. C’è Loris Mazzetti capostruttura Rai, che  con Enzo Biagi ha vissuto  da strettissimo collaboratore l’editto bulgaro, Roberto Scardova che dalla pancia del tg3 ha scavato e scavato nei misteri dello stragismo, Filippo Vendemmiati che le storie di libertà violata, di stigma informativo ha deciso di farle diventare film e lanciarle così oltre la cortina dell’informazione in un minuto.

Ognuno ha raccontato la propria sensazione di ‘libertà di stampa’ a trentacinque anni dal venerabile sogno, quello che oltre all’asservimento di giornali e giornalisti puntava alla ‘dissoluzione’ della Rai, mezzo paradossale per dare effetto all’articolo 21 della Costituzione, e rivendicare quella “libertà d’antenna” tuttora assente ma che in compenso ha prodotto il duopolio Rai-Mediaset, da decenni principale fonte d’informazione (e disinformazione) degli italiani.

Mentre Riccardo Lenzi, dell’associazione Piantiamolamemoria, punteggiava gli interventi con apporti video preziosi – come una cartolina di Andrea Barbato a Beppe Grillo di rara capacità premonitiva -, la saldezza della memoria storica era nelle mani di Cinzia Venturoli, storica dell’Università di Bologna e del Cedost, il centro di documentazione sullo stragismo nato nel 96. “Tutto è quasi compiuto”, dice Scardova a proposito del piano di rinascita. Presidenzialismo ultimo atto ? Intanto forse neppure Gelli- oggi 93enne   –  pensava si sarebbe andati così avanti. Scardova cita l’informazione asservita ma anche quella usata e creata come macchina del fango: l’esempio indica la gragnuola mediatica che colpì Prodi e il suo governo nel 2006 (ricorderete anche solo  il portavoce fotografato di notte in una strada mal frequentata). Mazzetti affianca nel ricordo i giorni dell’editto bulgaro per esaminare come e quanto -negli undici anni che la separano da allora – la professione giornalistica si sia deprivata nella professionalità e nella forza. Si dice sempre ‘via i partiti dalla Rai, sottolinea il capostruttura – ma io credo che si debba avere il coraggio di dire che anche molti giornalisti devono fare un passo indietro dai partiti. La P2 non è il passato, ha insistito Mazzetti. Ci sono state connivenze pesanti nell’azzoppare l’informazione: la  par condicio – punta l’indice – l’ha voluta D’Alema nel 2001 ed è stata distruttiva. Ci vogliono regole diverse, che siano all’altezza dell’Europa, quell’Europa che ha bocciato a quanto pare inutilmente la Legge Gasparri. Amaro Vendemmiati nel sottolineare come il declino del mestiere giornalistico nella percezione comune stia seguendo di pari passo quello dei politici. Perché siamo caduti così in basso, si chiede, di chi è la colpa? Non c’è difesa per un certo giornalismo che insegue la linea bassa del ‘popolare’. Fatti che diventano avvenimenti, che sostituiscono nella ribalta del quotidiano altri fatti di ben maggiore spessore e rilievo sociale. Pancia, non coscienza.  Difficile recuperare, avere  forza per ripristinare le vere priorità.    La riflessione finale non lascia grandi spazi: se la maggior parte dei giornalisti, oggi, è precaria, sottopagata e dunque ricattabile, quello che sarà scritto o mandato in onda difficilmente potrà essere frutto di un corretto esercizio di mestiere. Quindi sarebbe necessaria un’azione anche sul lavoro e sulla sua regolamentazione. Non dietro l’angolo.

Resta l’ auspicio che chiude il confronto: ci vorrebbe un ‘articolo21’ anche per la storia, dice la professoressa Venturoli: alzare la testa, portare alla luce i fatti nell’ombra, rivendicare verità e coscienza. Magari proprio ora, che il 2 agosto si avvicina.

* Portavoce Circolo Articolo21 Bologna

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