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Nella rete di Ruby: Il caffè di martedì 14 maggio

 

Un solo titolo, oggi, per i giornali che provano a raccontare: “6 anni per Berlusconi”, Scrivono Corriere, Repubblica,Stampa. “Interdetto a vita”, aggiunge Il Fatto. Mentre in casa Sallusti si sfiora la disperazione: “Condannato a morte”. Né si omette di segnalare lo strumento del supplizio e il nome della vittima: “la forca per Berlusconi”.

“Ilda la rossa” con le sue cadute, con quella sua prosa non proprio fluida, con qualche caduta, come quando ha evocato la furbizia “orientale” di Karima, e quel lapsus finale “condanna…no, chiede la condanna”, ha tuttavia avuto ragione del clima di concordia, di  pacificazione, di larghe intese con lo statista Berlusconi, che ipocritamente si era tentato di imporre. Tutti a pendere dalle sue labbra mentre l’arringa della difesa, in prima serata su Canale 5, era riuscita a far fuggire spettatori e introiti pubblicitari.

Il catalogo è questo. Ruby si prostituiva a Milano, Fede e gli intimi di B ben sapevano che fosse minorenne, ad Arcore era stato messo su un circo per soddisfare le fantasie sessuali del Cavaliere, arrestata Karima l’allora Premier aveva telefonato in questura non per proteggere una povera ragazza ma, per per evitare lo scandalo, l’aveva sottratta alla legge e affidata a una prostituta, per tacere Karima avrebbe poi ricevuto 4 milioni e mezzo di euro.

Accuse credibili, va detto. Se mancano le prove, come sostiene Ghedini, tra un mese i giudici assolveranno. Se no, tristezza! L’uomo che ha più governato l’Italia dopo Mussolini finirà impigliato nella rete di una giovane prostituta e dei ruffiani e parassiti che riempivano la sua vita. Al tempo in cui detestava Letta, aborriva le cravatte di Bonaiuti,  vomitava per per i capricci e l’inconsistenza di donne e uomini che aveva portato al governo. Berlusconi ha paura della vecchiaia e della morte. Quelle ragazze in tubino nero rigorosamente senza calze che si prestavano al delirio della sua prestanza, della sua eterna giovinezza erano come una droga. Il “pensiero felice” che lo sorreggeva durante le troppo lunghe e noiose giornate da premier.

Ora è diverso. L’adrenalina è tornata. La paura del carcere, dell’interdizione dai pubblici uffici (che gli toglierebbe la tribuna pubblica), il timore di conseguenze patrimoniali (ah quanto è legato alla “roba”!) gli fanno forza, capacità di concentrazione, voglia di battersi. Dovrebbe ringraziare i giudici Mediaset, Ilda Boccassini, forse persino Henry Woodcock, se oggi può seguire le dissertazioni di un giureconsulto, o farsi dire dei contorcimenti in casa Pd, con più libido di quanta non gliene provocasse la telefonata alla D’Addario per vantarsi di come se l’era cavata la sera prima, sul lettone di Putin.

L’uomo è così. E noi dietro di lui. Perché la sinistra ne ha subito l’egemonia, cercando invano per 20 anni di usare le sue armi (legge maggioritaria, oligopolio televisivo) come scorciatoia verso “il potere”. Perché l’Italia si è fatta più volgare e cattiva (ha ragione Pisapia: la vergogna vera è che a Milano per un tempo interminabile nessuno abbia chiamato polizia e carabinieri mentre un pazzo distribuiva bastonate e poi uccideva a colpi di piccone), perché chi ha un lavoro dipendente si vergogna e difende quel che resta del suo privilegio, mentre a chi non ce l’ha han fatto credere che solo imbrogliando ed eludendo la legge si sbarca il lunario e, chissà, magari si diventa pure un pesce grosso.

Ora il governo Letta Alfano ha paura delle “maggioranze variabili”, cioè che il Pd approvi qualche buona legge votando con il Movimento 5 Stelle. Proviamo a mettere a profitto questa paura cambiando subito la legge “porcata”. Ma non solo, come vorrebbe Quagliariello, alzando la soglia perché scatti il premio di maggioranza o unificando i due sistemi di premio per Camera e Senato. No, bisogna abolire il premio alle coalizioni e ridare agli elettori il diritto di scegliersi i deputati. Collegi uninominali o preferenze.

Venti anni di storia dimostrano che la governabilità con si ottiene per legge. Se a febbraio avessimo votato con la proporzionale pura della Prima Repubblica, oggi avremmo un governo Pd – PDL o uno Pd – 5 Stelle. E nessuno potrebbe gridare all’inciucio. Quanto a Berlusconi, l’ho già scritto. Ha provato a più riprese a imporre un salto di regime (subordinazione del potere giudiziario, sterilizzazione della libertà d’informazione, repubblica plebiscitaria). Ha fallito, o almeno non è riuscito a ottenere tali modifiche “in diritto”. Dunque è un perdente. Il fatto che il Pd lo sia ancor di più è solo una cura palliativa per una malattia degenerativa e finale.

Da Corradinomineo.it

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