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Perugia, i media e le querele

 

Il Comune di Perugia ha intenzione di querelare la Vita in Diretta e il giornalista di «Panorama» Carmelo Abbate. Troppo fango sulla città, dice il sindaco Wladimiro Boccali, troppa esasperazione nei racconti fatti dai media nazionali negli ultimi anni, e ormai la misura è colma. La “goccia che ha fatto traboccare il vaso”, spiega Boccali, è l’intervento di Abbate alla puntata dello scorso 4 aprile della trasmissione pomeridiana di Rai Uno. Commentando un servizio sul recente omicidio del giovane Alessandro Polizzi, in relazione al quale proprio oggi sono stati arrestati Valerio e Riccardo Manenti, il cronista del settimanale del gruppo Mondadori ha liquidato Perugia come una “città fuori controllo”, con “un mercato della droga fuori controllo” e un centro storico abbandonato a bande di spacciatori e criminali. «Le istituzioni devono avere il coraggio di uscire allo scoperto», ha detto Abbate. E loro, le istituzioni, hanno deciso di querelarlo.

La sovraesposizione mediatica di Perugia a partire dall’uccisione della studentessa inglese Meredith Kerchner del novembre 2007 è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto l’emergere di un problema di ordine pubblico che fino a qualche anno fa non era nemmeno immaginabile. Il mercato della droga, in particolare, è florido, e indagini della magistratura hanno svelato come associazioni criminali esterne abbiano quantomeno tentato di mettere le mani su importanti pezzi dell’economia locale. Ma ad esempio il tasso di reati per abitanti della provincia di Perugia, secondo i dati del ministero dell’Interno, nel 2011 era ben al di sotto della media nazionale. E indubbiamente parlare di “città fuori controllo” è ben più di un esagerazione.

Perugia è una città che vive pienamente tutte le problematiche e le contraddizioni della modernità, ma non è Scampia né nulla di simile. Ha un centro storico in sofferenza, un’università alle prese con una corposa emorragia di iscritti e qualche difficoltà a gestire i flussi di migranti, specie magrebini. Esattamente come molte città di media grandezza della provincia italiana. Quanto alla lotta allo spaccio, peraltro, negli ultimi mesi la situazione sembra aver dato buoni frutti. Incontrare pusher per le vie del centro, specie grazie a una presenza più massiccia delle forze dell’ordine e alla ripresa di un vivace associazionismo, è più difficile di qualche tempo fa.

Anche l’omicidio di Alessandro Polizzi, dice Boccali, poteva succedere dovunque. E invece Abbate ha lasciato intendere che si trattasse del «frutto naturale di un ambiente degradato». Nessuna volontà di censura, assicura il sindaco, né di negare che i problemi esistono, «altrimenti non avrei invitato due volte il ministro Cancellieri e non avrei chiesto un rafforzamento delle misure di sicurezza». Ma oltre alle ombre «c’è anche un’altra città, fatta di molte luci».
L’affondo del primo cittadino perugino, poi, riguarda anche la politica editoriale della Rai. Boccali ha scritto ai vertici dell’azienda: «Gubitosi dice di voler garantire una corretta cultura dell’informazione, con particolare attenzione ai programmi del pomeriggio. Ma non è questa la strada: si affrontano argomenti delicati con superficialità e approssimazione, si fa spettacolo e non giornalismo».

A stretto giro sono arrivate le scuse telefoniche della redazione della Vita in Diretta seguite da una nota ufficiale della Rai con cui viale Mazzini prende le distanze dalle dichiarazioni di Abbate: no a improprie «strumentalizzazioni o etichettature di una realtà civile e sociale così significativa come è quella della città di Perugia». La Rai esprime rammarico, precisa che Abbate era non un dipendente ma un ospite, e, appunto, «prende tutte le distanze».

E lui, Carmelo Abbate? Il giornalista di «Panorama» si difende rilanciando: «Invito Boccali a un incontro pubblico sul merito delle opinioni espresse alla Vita in Diretta». Opinioni fondate sulla «lettura quotidiana dei giornali locali umbri da un anno a questa parte». Ma Boccali dice di non farsene niente, di un incontro del genere. «Piuttosto venga a Perugia per una settimana», spiega, «e gli faremo vedere quali sono le tante cose che funzionano, magari tornando anche su quelle che non vanno. Per fare buona informazione serve del tempo. Anche se dal caso Meredith a questa parte moltissimi giornalisti hanno parlato di questa città dopo averci trascorso sì e no un paio d’ore». Quanto alla querela? «L’avvocatura del Comune sta studiando il da farsi. Apprezzo la nota della Rai, che di fatto ci dà ragione. Un’azione civile nei confronti di Abbate, comunque, mi sembra inevitabile».

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