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Le querele temerarie nel dna dei potenti

 

Non è da oggi che le querele facili e temerarie sono promosse per scoraggiare il diritto di cronaca e per intimidire il cronista. La querela del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, contro Milena Gabanelli di Report per l’inchiesta sulla malaRoma è caso emblematico di una deformazione culturale del Palazzo. Da sempre è nel DNA dei potenti la voglia di porre freni e controlli al libero gioco dell’informazione e della critica. Ne è prova che, negli ultimi 20 anni, qualsiasi tentativo di riforma delle norme sulla diffamazione è finito bruciato sull’altare della discordia parlamentare. All’atto, si è dimostrato cervellotico trovare un compromesso fra il bastone e la carota. Con il risultato che restano in piedi le regole della legge sulla stampa del 1948 che, benché vecchie e marcite, sono meno pericolose delle tante velleità di riforma rincorse finora dai partiti.

Però, non c’è da farsi illusioni. Prima o poi potrebbe arrivare il castigamatti con in mano l’arma letale per la libertà di stampa. Perché non prenderlo in contropiede? Le organizzazioni dei giornalisti hanno idee, risorse ed energie per maturare una proposta da offrire al nuovo Parlamento allo scopo di promuovere un articolato disegno di legge sulla diffamazione. Un pluriennale dibattito tra i cronisti ha fornito nel tempo tre indicazioni di base: la rettifica commentata per scongiurare le bugie grossolane; il risarcimento ai giornalisti per le querele temerarie (prendendo spunto dalla lite temeraria già prevista dai codici); privacy quasi zero per amministratori pubblici di ogni livello per ragioni politiche, sociali ed etiche.

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