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Reclamiamo la legalità e per questo veniamo accusati di volere effettuare un colpo di Stato! Quanta ipocrisia!

 

di Vittorio Cimiotta*
Amiche, Amici, vi porto il saluto dei Circoli storici “Giustizia e Libertà”. Il tema di questa manifestazione, riguarda La Costituzione e le “Ineleggibilità parlamentari”. L’articolo 10, del Decreto Legge n. 361 del 1957 stabilisce che sono ineleggibili i concessionari di Stato e i suoi collaboratori. In base a tale Decreto, nel 1996, un gruppo di intellettuali nel 1996 organizzò ricorsi alla Camera dei Deputati per invalidare l’elezione di Silvio Berlusconi, in quanto concessionario di Stato di tre reti televisive.

Con una meschina interpretazione, e tradendo lo spirito e la sostanza della legge, tali ricorsi vennero respinti, tanto che il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Ettore Gallo definì la sentenza “fraus legi”, cioè “frode della legge”.
L’art. 51 della Costituzione recita testualmente:
Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.
Lascio immaginare a Voi se in una democrazia seria un concessionario di Stato, che detiene 3 reti televisive, possa occupare un seggio in Parlamento. Ritenete che questa sia in una situazione di uguaglianza? Per fare una similitudine, è come se, in una gara automobilistica, una Ferrari dovesse competere avverso una Fiat 500.
In merito a questo problema, sono state molte, purtroppo disattese, le sentenze della Corte Costituzionale, in particolare la n. 148 del 1981, cosi espressa:
La posizione di preminenza di un soggetto o di un gruppo privato non potrebbe non comprimere la libertà di manifestazione del pensiero di tutti quegli altri soggetti che, non trovandosi a disporre delle potenzialità economiche e tecniche del primo, finirebbero con il vedere progressivamente ridotto l’ambito di esercizio della loro libertà.
A scanso di equivoci tengano presente i prossimi referenti della Giunta delle elezioni del Senato che l’art. 10 della legge n.361 del 1957 della Camera dei Deputati è stata estesa, in Testo Unico, anche al Senato della Repubblica.
Oggi, siamo qui per vigilare che questa legge non venga violata e vilipesa come in passato.
Non si tratta di mania di persecuzione nei riguardi di chicchessia, bensì, di un problema etico. La legge, che ne tratta, deve essere rispettata da tutti nello spirito e nella sostanza.
Reclamiamo la legalità e per questo veniamo accusati di volere effettuare un colpo di Stato! Quanta ipocrisia!
In passato, con il rigetto dei ricorsi non ci sono stati “vinti” né “vincitori”, ovvero gli unici sconfitti sono stati il Diritto, il senso dello Stato e la decenza.
Il nostro paese ha subito, e subisce ancora, la nefasta contrapposizione tra etica e politica e fino a quando questa frattura non verrà superata non potrà esserci progresso civile e morale: è da qui che bisogna iniziare il rinnovamento.
Il culto dell’onestà intellettuale, del rigore etico, della trasparenza, della serietà, della coerenza, della civiltà del Diritto, sono questi i valori che alimentano la coscienza civile e la dignità di un popolo; sono questi valori le radici che formano l’identità di una nazione. Senza questo lievito la società non potrà mai progredire e sarà condannata a restare sempre moralmente e civilmente povera. Questa può essere una delle occasioni per uscire dalla palude, questa può essere l’occasione storica per dimostrare che il nostro è un paese serio, questa può essere l’occasione per avere rispetto di noi stessi e per pretenderlo dagli altri. È questo l’appello che rivolgiamo alla classe politica uscita dalle ultime elezioni politiche.
W L’Italia! W la Costituzione!

* primo firmatario dell’Appello della rivista MICROMEGA (intervento a Piazza Santi Apostoli del 23 marzo 2013)

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