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In viaggio con la Carovana internazionale antimafie

 

Un  viaggio iniziato nel 1994 e arrivato alla XVI edizione. E’ la Carovana internazionale antimafie che oggi è stata presentata a Roma dai promotori: Arci, Libera, Avviso Pubblico, Cgil, Cisl, Uil e La Ligue de l’Enseignement.  «Non è’ più tempo di restare fermi, a guardare –  dichiara Alessandro Cobianchi,  coordinatore della carovana. Se mai ce ne fosse ancora bisogno sono proprio le cifre a dirlo. La carovana, quest’anno, sarà anche un viaggio al centro di questi numeri:  dal narcotraffico  alla prostituzione, dall’evasione fiscale alla corruzione». Lo slogan della carovana quest’anno è proprio “Se sai contare inizia a camminare”: un invito a prendersi ciascuno la propria parte di responsabilità rispetto a queste cifre, che gli organizzatori hanno quantificato in 500 miliardi di euro complessivi, e mettere in moto percorsi per recuperare questa ricchezza e distribuirla al resto della società, per gli interventi necessari e sempre più urgenti, in Italia come nel mondo. Circa 70 le tappe del viaggio che durerà 69 giorni (segui le tappe della Carovana su www.carovanaantimafie.eu)

Un appello cui si è aggiunta, con forza, la voce del magistrato della Direzione nazionale antimafia, vicepresidente dell’Anm, Anna Canepa. «Partecipo sin dai primi anni a questo viaggio collettivo che è la carovana – ha detto nel suo intervento – e lo faccio sempre con molta voglia di esserci, di fare la mia parte perché è un momento importante per tutti noi ». Si, per tutti. Perchè la Canepa non manca di sottolineare come le mafie siano oggi un problema di portata internazionale e soprattutto in Italia siano arrivate a occupare intere fette di territorio del Nord, dell’economia di quella parte d’Italia che spesso si è considerata “vergine” e lontana da rischi di infiltrazione mafiosa. E invece, la forza delle mafie è sempre più al Nord, ha spiegato la Canepa, e dobbiamo avere il coraggio di “fare i conti in tasca alla mafia”.Per quanto difficile, per quanto si tratti di stime, dobbiamo prenderne atto. Già a partire dai ricavi immensi del primo fra i business di matrice criminale come quello del narcotraffico.

«Un impegno – quello della Carovana – che nasce qualche anno prima della rete di associazioni di Libera, ricorda Tonio Dell’Olio, responsabile del settore internazionale dell’associazione –  ma che ci ha visto subito aderire con convinzione perché   avevamo intuito insieme che questa modalità del “viaggio” portava antimafia sociale direttamente sui territori, creava cultura ». Ogni anno un “tema” nuovo, ogni anno un percorso che è stato costruito insieme, ricorda Dell’Olio, fatto di approfondimento e proposta. La carovana partirà da Tunisi il 30 marzo, per poi proseguire il 2 aprile in Sicilia, nel giorno della strage di Pizzolungo e poi chiudere il viaggio al Nord, a Firenze e Milano. «Portare la carovana a Tunisi ci permette anche di ricordare le complicità che rafforzano le mafie, i collegamenti che spesso sono dati dalla corruzione, altra faccia della medaglia dei clan». Tonio Dell’Olio ricorda, inoltre, che Italia e Tunisia sono al 72esimo posto entrambe per la corruzione.

«Da anni chiediamo – afferma il presidente di Avviso Pubblico, Andrea Campinoti, la necessità di togliere le ricchezze ai mafiosi e consentire alle amministrazioni locali di poter utilizzare quei soldi per i servizi alle persone, per l’istruzione, per la corruzione, tutte voci che come sindaci, invece,  abbiamo dovuto tagliare drasticamente per rispettare il patto di stabilità in questo periodo di grave crisi che il Paese sta attraversando ». Un concetto, quello della confisca delle ricchezze, dei beni, ai mafiosi, caro anche ai responsabili di Cgil, Cisl e Uil che – questa volta sì  uniti-  in un accorato appello hanno chiesto che si facciano provvedimenti concreti per sconfiggere le mafie e restituire liquidità e ricchezza alla parte sana della società civile. La Cgil, in particolare. da alcuni mesi – lo ricorda  Luciano Silvestri, responsabile dell’ufficio Legalità del sindacato «ha attivato una campagna per una legge di iniziativa popolare che tuteli soprattutto i lavoratori delle aziende confiscate ai boss, che sono tantissime nel nostro Paese, soprattutto negli ultimi anni. Una norma che consenta di vedere vivere queste imprese, anche dopo i provvedimenti giudiziari, per ribadire che legalità e sviluppo sono l’unica strada per la rinascita di una economia sana».

Un percorso che in Italia è stato già portato avanti ma che va incontro a numerosi ostacoli e che ha già dato risultati positivi. Ce l’hanno fatta  – ad esempio – i giocatori della Squadra di Calcio di Quarto in Campania. La squadra è stata sottratta al clan camorristico dei Polverino e affidata alle associazioni antiracket. Da straordinario veicolo di consenso sociale per le mafie, la Nuova Quarto è diventata un simbolo di riscatto per la società civile. Quella della Squadra di Calcio di Quarto, fra l’altro prima per legalità ma anche nel campionato di calcio,  sarà una delle tante storie che saranno in viaggio con la Carovana.

Per conoscere le tappe della Carovana antimafie clicca qui

*da Libera Informazione

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