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Equo compenso, qualcosa si sta muovendo; ma urge una riforma più profonda dell’intero settore

 

È passata quasi totalmente sotto silenzio la notizia della convocazione della commissione per l’equo compenso per i giornalisti, la norma – approvata il 13 dicembre del 2012 – che dovrebbe garantire a tutti i collaboratori di quotidiani e periodici compensi adeguati al lavoro che effettivamente svolgono. Attualmente, i compensi per i collaboratori, assunti spesso e volentieri con contratti a progetto o a cottimo, oscillano tra i 2,5€ e i 6€ ad articolo, più eventuali foto. Insomma un servizio non viene retribuito più di 10€ lordi quando va bene.
La legge dovrebbe dunque garantire compensi appunto equi e la commissione convocata lo scorso 4 marzo avrebbe dovuto iniziare ad affrontare la questione di cosa significhi equo. Tutto rimandato, dal momento che alcune associazioni di categoria hanno chiesto al sottosegretario Paolo Peluffo di convocare un rappresentante di ogni settore editoriale, come prescrive la legge. Peluffo ha richiesto un parere interpretativo, così da poter iniziare tutte le indagini del caso per constatare quali sono le effettive condizioni di lavoro dei collaboratori giornalistici.
La cosa sembra andare molto per le lunghe e la sensazione è quella che si stia solo continuando a rimandare un problema che rappresenta un vero e proprio dramma per molti collaboratori che svolgono le stesse mansioni dei loro colleghi professionisti, e a volte anche di più, essendo retribuiti abissalmente meno e con meno tutele.
La Regione Toscana, nel frattempo, sta per dare il via ad un bando per l’assegnazione di 285.000 € di contributi pubblici all’editoria online, ottenibili previa presentazione di un progetto dettagliato che preveda esplicitamente la retribuzione adeguata per i collaboratori dei giornali. Il bando partirà in aprile e prevede che il finanziamento sia vincolato alla sottoscrizione, da parte dell’impresa, di almeno un nuovo contratto nazionale di lavoro giornalistico Fnsi-Fieg a tempo indeterminato. L’assessore regionale alla Cultura, Cristina Scaletti, ha sottolineato come l’informazione locale stia attraversando un periodo di crisi. «Con questa misura – prosegue l’assessore – manifestiamo l’intenzione di avviare politiche di sostegno in un settore, quello di internet, di grande prospettiva, che ha bisogno di crescere per garantire pluralità e qualità all’informazione». Scaletti ha infine espresso l’intenzione, con questo bando, di «dare un impulso ad una normativa che intende restituire dignità ai tantissimi collaboratori, per lo più giovani, che scrivono pezzi percependo cifre assolutamente inadeguate».
Qualcosa si sta muovendo insomma, anche se i problemi collegati all’editoria, tanto locale quanto nazionale, sono ben lontani dall’essere risolti. Urge una riforma più profonda dell’intero settore, rivedere il sistema dei contributi pubblici e regolamentare l’accesso alla professione di giornalista, che troppo spesso punta sull’illusione, fornita dagli editori agli aspiranti giornalisti, di poter ottenere un lavoro sicuro, mentre tutto quello che gli si dà è sfruttamento.

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