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Oscar, Lincoln affonda nell’oceano di Pi

 

Sono quasi le sei di stamane in Italia (le 21 di domenica, a Los Angeles) quando dal palco del Dolby Theatre di Hollywood un’argentea Michelle Obama annuncia in collegamento dalla Casa Bianca il film vincitore della 85° edizione degli Oscar: la statuetta “goes to” Argo, film diretto e interpretato da Ben Affleck, tratto dal libro omonimo di Tony Mendez – ex agente della Cia – e Matt Baglio. La storia è quella dell’operazione segreta conosciuta come Canadian Caper, ovvero la liberazione di 6 funzionari americani dall’ambasciata canadese a Teheran, durante la rivoluzione islamica del 1979.

La moglie del presidente Usa – grande appassionata di cinema – è emozionata e felice, ma probabilmente non si aspetta di trovare quel nome nella busta. Sino all’ultimo momento il favorito numero “one” per la statuetta più importante è stato infatti Lincoln, il film che sembra abbia spostato non pochi voti a favore di Obama nelle ultime elezioni presidenziali. Ma tra il superclassico spielberghiano sul pragmatismo della politica e la patata bollente di Zero Dark Dirty  del Colonel Bigelow (come Katrhin si fa solitamente chiamare sul set) sul “pragmatismo” delle guerre al terrorismo, ha vinto la via di mezzo, un film classico ma diretto con mano giovane. A Spielberg, che tanto sperava di riprovare il brivido delle due statuette film-regia (assaporato ai bei tempi di “Shindler’s List”, 1994) rimane la misera soddisfazione di due Oscar (su 12 Nomination, che flop!) per il miglior attore Daniel Day Lewis (primo interprete a raggiungere quota tre statuette) e per la scenografia, mentre lo stesso Argo se ne va a casa con sole tre statuette (film, montaggio e sceneggiatura non originale).

Il vero vincente di questa edizione, nel rapporto Nomination/Oscar è dunque a sorpresa Vita di Pi, il cui regista Ang Lee viene riconosciuto dalla società degli Academy come miglior “director” del 2012 ( ma si porta a casa anche il premio per la fotografia – al cileno Claudio Miranda -, colonna sonora ed effetti speciali). Segue un altro successo non scontato, quello del fantastico musical Les Miserables di Tom Hooper che, oltre a trucco e sonoro, si accaparra il riconoscimento per la magnifica Anne Hathaway (miglior attrice non protagonista), che con l’esecuzione di “I dreamed a dream” ci ha regalato i cinque minuti più commoventi dell’anno cinematografico. Brutta botta per la regista Kathrin Bigelow e il suo Zero Dark Dirty sulla cattura di Osama Bin Laden, sicuramente il film politicamente più controverso di questa edizione degli Oscar, che ignorano le sue 5 candidature con un premio minore al sonoro.

Il film più bello dell’anno, Amour di Michael Haneke, ha giustamente vinto come miglior film straniero, a cui però viene sottratta la statuetta già pronta per la protagonista Emmanuelle Riva, costretta a cederla alla giovanissima Jennifer Lawrence di Silver Lining Playbook (“Il lato positivo”, in Italia dal 7 marzo) unico film salito sul podio etichettabile come indipendente, firmato da David O. Russell.

Christoph Waltz  bissa come miglior attore non protagonista (sempre per Quentin Tarantino) per il suo doctor Schultz in Django Uncheined. Il film prende anche la statuetta per la miglior sceneggiatura originale. A Skyfall due premi sonori: miglior montaggio sonoro e miglior canzone originale, ovviamente riproposta sul palco da Adele. I costumi sono tutti per Karenina, mentre trucco e parrucco va ancora a Les Miserables.

Per finire, un’occhiata al genere documentario. Vince la statuetta il mystery musical di Malik Bendjelloul Searching for sugar man, storia della sparizione di un cantante ritrovato dopo anni dai suoi amorevoli fans. Il corto sulla giovanissima artista messicana Inocente (di Sean Fine e Andrea Nix) vince invece su Open Heart di Kief Davidson, storia del reparto di cardiochirurgia di Emergency a Khartoum che ha portato Gino Strada ieri sul red carpet. Che è già una bella vittoria per il grande medico italiano.

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