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Terramatta, ovvero Storia del ‘900

 

Provate a immaginare una narrazione epica che attraversa tutto l’arco del ‘900, una terra povera e difficile come la Sicilia, un contadino che si ritrova al fronte durante la prima guerra mondiale, di famiglia socialista ma che mette in tasca la tessera fascista perchè così “ un lavoro in qualche modo lo trova”, la fallita avventura coloniale in Africa, l’emigrazione di massa in Germania… provate ora a immaginare una voce narrante che in un italiano stentato e inframmezzato di termini dialettali desunti dal siciliano racconta questa storia, con voce pacata, con accenti che vanno, dal dramma all’ironia del quotidiano attraverso immagini di repertorio sorvolate da parole scritte, lettera dopo lettera, con la dedizione di un novello Dante… Ora mettetevi comodi e lasciatevi andare alle immagini di Terramatta ( 2012), il bel racconto documentario realizzato dalla regista Costanza Quatriglio che prende il via dall’omonimo romanzo autobiografico di Vincenzo Rabito, contadino semi-analfabeta della provincia di Ragusa.
Il diario di Rabito, oltre 2000 pagine dattiloscritte, divenuto un caso editoriale nel 2007 in seguito alla pubblicazione da parte della casa editrice Einaudi, conduce il lettore in un viaggio a ritroso nel tempo, all’interno della storia, la grande storia, narrata però dalle parole di un uomo semplice, un uomo del popolo. Parole affidate, nel caso del documentario, alla bella voce narrante di Roberto Nobile, che su un tappeto sonoro sempre calzante crea quel mix riuscito tra scelte stilistiche e contenuto che fanno di un lavoro cinematografico un gran bel lavoro.

“Rabito attraversa a piedi un secolo – scrive la Quatriglio nelle note di regia- entrando di diritto nelle pieghe dei grandi eventi collettivi con l’inchiostro sgrammaticato della sua macchina da scrivere. Così facendo, sporca la Storia con la S maiuscola e insieme alla Storia, ci racconta la storia di una vita, di un uomo che in vecchiaia definisce la propria identità nell’urgenza del raccontare. Per questo, mettendo le mani sulla memoria visiva degli italiani, ho contraddetto la versione ufficiale della storiografia per immagini per reinventare il significato di quei filmati in bianco e nero sporcandoli, a mia volta, d’inchiostro blu, verde, rosso, giallo. Così facendo ho voluto restituire un sapore pop e imporre alle visioni di regime un altro significato, un altro luogo narrativo. Rabito sapeva raccontare con ironia, sagacia e dolore…”

E se il libro di Rabito ( oltre che per il valore storico e letterario) ha il merito di aver dato ispirazione a questo racconto per immagini, è merito della regia e delle persone che hanno collaborato all’intero progetto aver fatto si che un’opera così ambiziosa possa arrivare al pubblico con l’immediatezza e l’efficacia richiesta dal grande schermo.

Per info e approfondimenti
http://www.progettoterramatta.it

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