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“Modena, terra d’affari per i clan dei videogames”, l’articolo di Giovanni Tizian che non piacque al Boss

 

”Modena, terra d’affari per i clan dei videogames”, cosi’ titolava la Gazzetta di Modena il 17 dicembre 2011. E’ di quel giorno l’articolo di Giovanni Tizian di cui Nicola Femia, boss della ‘ndrangheta, si lamentera’ successivamente con un faccendiere piemontese, Guido Torello. ”O la smette, o gli spariamo in bocca”, la risposta. Abbiamo deciso pertanto di ripubblicare integralmente l’articolo di Tizian e chiediamo a tutti i siti e blog di fare altrettanto

Modena, terra d’affari per i clan dei videogames
di Giovanni Tizian*

Il mercato italiano del gioco d’azzardo legale è diventato il primo in Europa per volume di affari e nel 2011 potrebbe toccare i 70miliardi di euro. A farla da padrone sono le slot-machine che nel 2010 hanno totalizzato un giro d’affari di poco superiore ai 24miliardi di euro. Una finanziaria dello Stato.
Un business milionario che non ha lasciato indifferenti Cosa nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, clan dei Casalesi e mafia pugliese. Da tempo messo le mani nella torta milionaria del gioco d’azzardo legale. Il maxi sequestro di 40 milioni di beni riconducibili ad Antonio Padovani, il “Re mida” delle slot, è solo l’ultima indagine sul gioco che ha interessato il territorio modenese. Dalle indagini che hanno riguardato l’imprenditore legato alle cosche siciliane, emergono contatti tra Padovani e Renato Grasso, impresario legato alla Camorra e al clan dei Casalesi. Un sodalizio potente. Una joint venture che prevedeva investimenti imponenti in Emilia, Lombardia e Romania. E sempre dagli atti della Dda di Napoli relativi a Grasso e Padovani emerge il metodo utilizzato dal clan dei Casalesi per imporre le macchinette nei bar di Modena e Provincia. A descriverlo è il pentito Bidognetti, le cui dichiarazioni erano già state rivelate dalla Gazzetta. Un imposizione a tappeto, gestita da Grasso, tramite il boss Mario Iovine detto “Riffifì”, legato sia a Nicola Schiavone, figlio di “Sandokan”, sia ad Antonio Iovine “O ninno”, arrestato dopo una latitanza durata 15 anni. E sempre i mafiosi del casertano erano i gestori dei circoli – bisca di Carpi e Castelfranco. In quell’indagine rimasero coinvolti anche due agenti penitenziari, accusati di collusione con i vertici modenesi del clan. Era l’indagine Medusa del 2009, coordinata dalla Dda di Bologna. Da quelle carte spunta anche il nome di uno ‘ndranghetista. Gli uomini del clan lo chiamavano “Rocco”, in realtà si chiama Nicola Femia, secondo gli investigatori sarebbe legato alle ‘ndrine della provincia di Reggio Calabria e opera nel settore delle slot. Gli uomini del clan chiedevano a lui le ricariche per il poker online e lo chiamavano preoccupati quando qualche giocatore vinceva troppo. Ma “Rocco” rispondeva con un laconico “e vabbè si vince e si perde non preoccupatevi”. Le indagini su mafie e slot che hanno riguardato il territorio modenese sono 4, dal 2009 al 2011, coordinate da 3 differenti Dda, Napoli(“Hermes”),Bologna (“Medusa”) e Caltanissetta (“Atlantide-Mercurio” e “Ripetia iuvant”). “Rocco” è citato anche in un’indagine recente della Dda di Milano. In quella vicenda il suo nome è legato a esponenti di spessore della ‘ndrangheta lombarda che con il gioco d’azzardo legale hanno accumulato milioni di euro. Dalle bische, buie e pregne di fumo, l’imprenditoria mafiosa del gioco ha creato circoli ricreativi, accoglienti, autorizzati dallo Stato, legali a tutti gli effetti. Con qualche trucco però le organizzazioni mafiose riescono a truffare lo stesso Stato che gli ha concesso l’autorizzazione per operare con le slot. Ogni slot è collegata al sistema centrale dei Monopoli che utilizza 10 società concessionarie incaricate di recuperare le entrate delle miriadi di società che gestiscono sale slot, casinò virtuali, e macchinette istallata nei bar e locali delle città del Sud come del Nord.Un gioco al massacro trasversale alle classi sociali. Dall’operaio alla casalinga, dallo studente al professionista, l’accanimento porta alla dipendenza e all’ingrasso delle cosche mafiose.

* http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2011/12/17/news/modena-terra-d-affari-per-i-clan-dei-videogames-1.2862507

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