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Natale Maya

 

di Nadia Redoglia

Siamo ancora qui.
Dobbiamo “accontentarci” della fine del mondo, già avvenuta senza troppi rumori e bailamme alla kazzenger, che ha annientato i disoccupati per licenziamento e cassa integrazione. Non furono asteroidi a distruggere la loro casa, ma aste giudiziarie. Anche la settimana di Natale miete migliaia di vendite (è Natale, si può dare di più!) anzi, tentate vendite: i soldi per comprare non ci stanno, così di rinvio in rinvio quelle case acquistate con sacrifici enormi, inanellando rinunce per ingrassare mutui bancari, saranno (forse) vendute per qualche decina di migliaia d’euro buona (forse) solo a coprire debiti a volte ridicoli, ma sapientemente ingrossati a dismisura da interessi e spese legali. Alcuni italiani sono morti per il crollo, altri si sono ammazzati pur di non sentire più il dolore sotto le macerie. I sopravvissuti, ridotti a zombie, vagano per le città confondendosi con gli accattoni di sempre che barboni furono per scelta…

I vecchi, cioè i nati attorno al 1960 d.C., sono allontanati dagli uffici di collocamento, quando va bene consolati da un patetico sorriso, altrimenti da uno spiccio  “Maya te venne”.

Chi possiede fede attende il Bambino che nascerà nella capanna, chi ha speranza confiderà che almeno in quella lo lascino crescere.

A tutti quelli che sono ricchi di carità, un appello: distribuitela, non necessariamente in forma pecuniaria.

Per tutti voi, con affetto, sia Natale di pace…

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