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Egitto, un referendum in stile Mubarak

 

No, non è andato bene il voto al referendum in Egitto. Le denunce di brogli sono numerose, diverse, circostanziate, gravi. Si arriva all’accusa di aver visto urne piene di schede votate galleggiare nel Nilo, ma soprattutto di aver visto in sede di scrutinio schede non timbrate estratte e considerate valide, tanto che in un seggio dove Morsi non aveva preso un voto il sì al referendum ha preso il 90% dei voti.

Le circostanze più gravi e accertate sono due: non ci sono stati magistrati a tutti i seggi, e quelli per le donne andavano stranamente come lumache, evidentemente per scoraggiarne il voto. Ma è un dettaglio formale che ci lascia attoniti: il governo non ha trovato il tempo di pubblicare su nessun organo di informazione pubblico la nuova costituzione. Così viene da domandarsi: ma su quale testo si è votato?

Non a caso anche i Fratelli Musulmani muovono una grave contestazione alle opposizioni: avrebbero, secondo gli onesti Fratelli, diffuso voci infondate e fuorvianti sul contenuto della nuova costituzione. E visto che nessuno l’ha letta…

C’è poi il dato politico: sebbene nessuno confermi che il sì ha avuto il 56% dei voti a questo primo round, relativo a dieci governatorati su 17, visto che lo dicono i Fratelli Musulmani c’è da scommettere che la commissione elettorale lo confermerà. Ma ha votato soltanto il 30% degli aventi diritto al voto, il che vuol dire che solo il 18% degli egiziani ha detto di sì a una costituzione che quasi nessuno dei votanti conosce.

Il mondo di Annibale

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