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2012, il Natale della vergogna

 

In Siria occorre una strage. Sessanta vittime certificate, ad Halfaya, località strategica per il regime. I civili massacrati sono ancora caldi, la notizia della loro orrenda fine, mentre erano in fila per comprare della farina, è stata divulgata da poco. Di l’ a breve il diplomatico di lungo corso e inviato dell’Onu in Siria, l’algerino Brahimi, arriva a Damasco. Per “colloqui” con il mandante della strage, il presidente siriano Bashar al-Assad.

La notizia appare logica, normale, nessuno batte ciglio. Nelle ore successive alla carneficina il rappresentante della comunità internazionale dunque è andato a “trattare” amabilmente con il carnefice, definendo “preoccupante” la situazione della “sicurezza” in Siria. Bashar poi ha pure obiettato, i due si rivedranno. Come è noto si sospetta che in questa o in un’altra strage di queste ore possano essere state usate dal regime anche armi chimiche. Ma il portavoce del ministro israeliano è tranquillo, “le armi chimiche in Siria sono in mani sicure”. Cioè quelle di Assad… E i pacifisti?

I pacifisti, non tutti, ma quelli “antagonisti”, quelli “senza se e senza ma”, hanno dato il meglio di sé:cioè il più assoluto silenzio. Chissà se sarebbe andata così se qualcosa del genere fosse accaduta altrove. Ma c’è di peggio. Qualcuno scrive pure che “intanto i fondamentalisti islamici diventano più forti, più preoccupanti.” Certo, con questa comunità internazionale e con questi pacifisti…

da Il Mondo di Annibale

 

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