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Così i boss controllavano il sistema dei rifiuti

 

di Raffaele Sardo
Ricostruito il sistema di gestione del ciclo integrato dei rifiuti e gli intrecci tra politica e camorra nel periodo dell’emergenza. A raccontarlo Lorenzo Diana, ex parlamentare del Pd e membro per 10 anni della Commissione Antimafia, nel corso del processo a carico di Nicola Cosentino, parlamentare Pdl, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Diana, originario di San Cipriano d’Aversa e sotto scorta dal 1995, ha risposto per quasi tre ore alle domande del pm della DDA di Napoli Alessandro Milita davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Gianpaolo Guglielmo.

Ecco la sua testimonianza: «A Nicola Cosentino, Mario Landolfi e in misura minore a Gennaro Coronella conveniva che gli impianti per il trattamento dei rifiuti non fossero realizzati perché‚ l’emergenza generava profitti con l’apertura di nuove discariche, quasi sempre nel Casertano, la cui gestione veniva poi affidata al consorzio Ce4, che loro controllavano attraverso sindaci soprattutto di centro-destra e il clan Bidognetti mediante i fratelli Orsi. Negli anni  – ha continuato Diana – ho sempre criticato l’atteggiamento del Commissariato di Governo che aveva continui rapporti con i responsabili del Consorzio Caserta4 e i suoi politici di riferimento.  Attaccai duramente sia Bassolino che il prefetto Bertolaso perché‚ indicavano sempre il Casertano come sede di discariche, andando così a favorire la camorra – ha affermato Diana – che vi fossero rapporti tra la struttura di governo e il Ce4 è poi dimostrato dalla nascita del Consorzio Impregeco, che riuniva appunto il Ce4 e i consorzi Napoli1 e Napoli3».

Diana ha fatto anche riferimento alle assunzioni all’interno del consorzio nei periodi-prelettorali. «Nel 2004 durante le elezioni a San Cipriano vinte dal centro-destra con Enrico Martinelli furono assunte decine di persone nel Ce4 con contratti a tempo determinato; lo stesso accadde a Trentola Ducenta, Villa Literno e Pignataro Maggiore, piccolo centro che poteva vantare la presenza nel cda del consorzio di ben due concittadini». Infine l’accenno ad un episodio raccontato alla Dda in un precedente interrogatorio dell’8 marzo 2010. «Nel febbraio 2004 chiesi espressamente all’allora prefetto di Caserta Carlo Schilardi le dimissioni da consigliere comunale di Mondragone di Maria D’Agostino, esponente politico vicina a Landolfi, condannata poco prima con pena definitiva per aver ospitato un camorrista latitante. Schilardi mi disse che avrei dovuto denunciarlo pubblicamente, altrimenti non sarebbe potuto intervenire, nonostante la legge dichiarasse la D’Agostino incompatibile; pochi giorni dopo lo feci nel corso della visita a Caserta della Commissione Antimafia di cui ero membro e 24ore dopo la D’Agostino si dimise. Passarono pochi giorni e i parlamentari del centro-destra, tra cui in particolare Cosentino e Landolfi, mi attaccarono duramente nel corso di una conferenza stampa».

La testimonianza  di Lorenzo Diana proseguirà il 28 gennaio 2013 mentre all’udienza del 14 gennaio, sempre nel processo a carico di Nicola Cosentino,  sarà ascoltato in video-conferenza il collaboratore di giustizia Dario De Simone.

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