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Come cambia la geografia politica dell’America

 

Il successo di Barack Obama alle elezioni presidenziali ha smentito i tanti che si aspettavano un testa a testa con Mitt Romney. Cosi’ all’indomani del voto le analisi non possono prescindere da alcuni punti fermi e sono cinque almeno, per il Washington Post, le lezioni che sia i democratici sia i repubblicani devono trarne, dall’importanza dell’elettorato ispanico alla centralita’ dei giovani. Ma soprattutto, il Grand Old Party ha di che rammaricarsi per avere per avere puntato tutto sull’economia e avere fallito proprio su questo.

PRIMA LEZIONE – il voto non e’ stato un referendum sulla politica economica di Obama. Romney ha costruito la sua campagna con una martellante domanda agli americani: “State meglio oggi di quattro anni fa?”. Non ha funzionato. Obama e’ riuscito a farsi percepire come piu’ vicino ai problemi degli americani. Se Romney ha vinto 51-47 tra quel 60% di americani per cui l’economia era la prima preoccupazione, il presidente uscente ha stravinto 82-17 tra quel 20% che invece ha pensato: “Voglio qualcuno che si occupi di quelli come me”.

SECONDA LEZIONE – i repubblicani hanno un grosso problema con il voto ispanico, conseguenza della linea dura sull’immigrazione. Obama ha strappato il 69 per cento dei consensi nell’elettorato ispanico – che rappresenta il 10 per cento dei votanti a livello nazionale – contro il 29 per cento di Romney. E, sottolinea il quotidiano di Wahsington, non solo i repubblicani non possono ragionevolmente pensare a un loro successo alle prossime presidenziali con appena un 30% di sostenitori tra gli ispanici, ma anche Arizona e Texas, loro tradizionali roccaforti, rischiano di diventare Stati in bilico.

TERZA LEZIONE – Virginia a Carolina del Nord sono diventati Stati in bilico. La storica fedelta’ dei due stati al Gop ormai e’ archiviata. Obama ha rivinto in Virginia, come era accaduto 4 anni fa. E se Romney gli ha strappato questa volta la Carolina del Nord e’ stato per appena 100mila voti su 4 milioni di elettori. Nel 2008 il presidente aveva vinto con il 49,7% e ieri si e’ fermato al 48,4, ma solo otto anni fa i democratici erano al 43,6% e dunque i dati dimostrano che ormai il vantaggio dei repubblicani non e’ piu’ consolidato.

QUARTA LEZIONE – non si puo’ piu’ ignorare il voto dei giovani. Nel 2008, Obama aveva puntato molto sui ragazzi tra lo scetticismo generale. Eppure ha avuto ragione: allora ottenne tra i votanti fra i 18 e i 29 anni un vantaggio sull’avversario del 34% e questa volta ha sopravanzato Romney del 24%. “Una volta puo’ essere un’anomalia, due e’ una nuova realta’ politica”, ha chiarito il Wp. Resta da capire se e’ solo Obama a catalizzare il voto giovanile o la stessa capacita’ di attrazione ce l’ha il Partito democratico.

QUINTA LEZIONE – I democratici hanno sfondato il tetto dei voti elettorali un tempo detenuto dai repubblicani. Non e’ solo una questione di vittoria per Obama, ma di radicamento nei diversi Stati. Il presidente alla fine potrebbe ottenere 332 grandi elettori, un dato completamente inatteso. (Con agenzia Agi)

Il mondo di Annibale

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