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C’è necessità di abbandonare le politiche di eccessiva austerità senza equità

 

Le politiche di eccessiva austerità senza equità, che hanno caratterizzato il Governo Berlusconi e ora anche il Governo Monti ritengo vadano abbondonate con decisione, nell’interesse del Paese e dei ceti più deboli.

Siamo arrivati al punto che persino persone con gravissime disabilità sono costrette a fare lo sciopero delle fame per ottenere il rifinanziamento del fondo per la non autosufficienza attualmente azzerato, da parte di un Governo che aveva previsto persino di tassare le pensioni d’invalidità e le indennità di accompagnamento. Queste norme sono state ritirate dal disegno di legge sulla stabilità solo in seguito a proteste provenienti da più parti.
Stupisce che si ritenga inopportuno tagliare ulteriori spese e privilegi e ridurre la discrezionalità nella gestione di ingenti fondi pubblici, che in alcuni casi non si riescono nemmeno a spendere,  mentre si attaccano i diritti delle persone più in difficoltà, le imprese sono costrette a fallire e la disoccupazione aumenta.

Non penso che si possa raggiungere il pareggio di bilancio abbandonando al loro destino le persone con gravi disabilità, i pensionati che vivono con 500 euro al mese, le persone senza un lavoro, ai quali solo in Italia, in Grecia e in Ungheria si nega in Europa un reddito minimo garantito.
Il 10% delle famiglie detiene circa il 50% della ricchezza e tuttavia c’è chi ritiene iniquo persino prevedere una tassa di solidarietà del 3% sui redditi superiori a 150.000 euro.

Credo sia necessario pertanto, rilanciare con forza politiche economiche keynesiane, sostenute anche da premi Nobel come Stiglitz e Krugman, che considerano assurde le eccessive politiche di contrazione della spesa pubblica, come dimostra la situazione della Grecia e l’aumento della recessione in tutta Europa.
Per ridurre il rapporto debito/pil, che nonostante le politiche di austerità è cresciuto in Italia e in gran parte dei paesi europei, condivido le tesi di chi sostiene che bisogna puntare non solo a contenere il debito, ma soprattutto a far crescere il PIL, valorizzando le notevoli risorse umane, culturali, scientifiche e imprenditoriali esistenti nel nostro Paese e  rispettando i diritti dei cittadini più deboli.

Mi auguro, pertanto, che alle prossime elezioni politiche prevalga un centro sinistra che non sia subalterno ad una cultura liberista, pericolosa per il Paese e per lo stesso sistema delle imprese.

In relazione alle primarie ho apprezzato l’impegno di Bersani e della sua segreteria che ha fatto notevoli sforzi per rendere più eque le politiche del Governo Monti, fortemente condizionato ancora dalla maggioranza di centro destra. Ritengo tuttavia che per spostare il centro sinistra più su posizioni keynesiane, per favorire il rilancio dell’economia, la tutela del welfare e dei ceti più deboli, sia opportuno sostenere Vendola (e poi Prodi per la Presidenza della Repubblica).

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