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Non dimentichiamo Giovanni Lo Porto. Mobilitazione il 19 settembre

 

di Donne viola
Non se ne è parlato abbastanza ma adesso il silenzio regna sul sequestro di Giovanni Lo Porto. Massimo riserbo dalle istituzioni come da prassi consolidata per «non compromettere gli sforzi per giungere alla liberazione». Eppure non possiamo non ricordalo e chiedere che vengano impegnate tutte le risorse possibili per il suo rilascio.

Spread e non spread, crisi e non crisi.
Lo dobbiamo a chi si impegna per la cooperazione internazionale dei popoli perchè i migliori della nostra terra non vengano lasciati in balia degli eventi in ambienti ad altissimo rischio.

Giovanni ha 36  anni e crede moltissimo nel suo lavoro, dicono i conoscenti di lui:
“Giovanni è sempre in giro per la sua attività in cui crede molto e che svolge generosamente e con passione – dicono un po’ tutti – perchè è felice di aiutare gli altri. Non lo vediamo spesso, ma ci sentiamo e ci ha sempre detto di essere soddisfatto del lavoro che fa“.

Il 19 gennaio Giovanni è stato rapito a Multan, nella parte pakistana del Punjab mentre lavorava  alla costruzione di alloggi di emergenza per le popolazioni colpite dalle inondazioni nel Sud della provincia. Prima ancora è stato dovunque ci fosse bisogno di aiuto, in Bosnia, ad Haiti. Lavorava per conto della ong tedesca Welt Hunger Hilfe (Azione agraria tedesca) ed insieme a lui è stato sequestrato anche un cittadino olandese, Bernd Johannes.

Il rapimento è avvenuto negli uffici della ong dove Giovanni ricopriva il ruolo di amministratore, compiuto da quattro uomini armati. Testimoni oculari hanno riferito che quattro uomini mascherati sono entrati negli uffici della ong e hanno portato via i due cooperanti con un’automobile verso una destinazione sconosciuta puntando loro una pistola. Al 17 giugno di lui sappiamo che Bernd Johannes è vivo ma di Giovanni nessuna notizia e ciò potrebbe generare la considerazione che solo per l’operatore olandese siano attivi canali di comunicazione coi rapitori.

Come nei casi di sequestro anche su questi regna confusione e mistero su mandanti ed esecutori: questa non certo brava gente potrebbe appartenere alle fila di talebani del Pakistan o di gruppi radicali islamisti o criminali comuni. Tutti comunque intenzionati a far cassa con la vita dei cooperanti.

Il 20 giugno il sito online Globalist (http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=24046 ) pubblica la notizia  appresa da fonti pakistane che Giovanni sia stato ceduto dai rapitori, inizialmente criminali comuni,  dopo due mesi dal sequestro,  ad una organizzazione più grossa e meglio capace di gestire il sequestro con fini economici e politici di autofinanziamento. I rapiti si troverebbero in un’area tribale a 4 ore d’auto a nord di Lahore, dove non esiste alcuna copertura telefonica.

Di sicuro invece c’e’ l’enorme problema della situazione politica pakistana che non ci lascia tranquilli per nulla e facciamo nostro l’appello dei familiari:

“Lo Stato ci aiuti. Ci affidiamo alle autorità, al Governo, perchè il nostro Giovanni torni al più presto a casa sano e salvo. Restiamo costantemente in attesa di notizie“.

Attendiamo notizie, almeno sul suo stato di salute, certi che chi di dovere si stia adoperando con ogni mezzo per la sua liberazione, senza badare a spese.

Perche’ a distanza di otto mesi è giusto sapere.

Perchè ogni giorno che passa è un giorno in più di rischio per la vita.

A questo proposito aderiamo alla campagna lanciata su facebook: Giovanni Lo Porto day, promossa per il giorno 19 settembre, ad otto mesi esatti dal sequestro, nella quale si invitano tutti gli utenti a modificare la propria immagine di profilo sostituendola con quella di Giovanni.

Questo è il link dell’evento: https://www.facebook.com/events/256451571124374/

Ma ci auguriamo che in questa giornata trovi spazio un  bloggin day anche sul canale twitter utilizzando l’hashtag

#riprendiamociGiovanni

#Giovannilibero

#Giovannivogliamosapere o qualunque altro la fantasia possa ispirare.

Proponiamo altresì che dalle pagine dei diversi blog per quel giorno possa partire una mobilitazione per dimostrare che di lui non ci siamo dimenticati. Che lo rivogliamo presto a casa. Perchè siamo orgogliosi del suo coraggio e della sua visione senza confini del mondo: senza passaporti e senza barriere

Tratto da http://donneviola.wordpress.com/2012/09/03/giovanni-lo-porto-day/

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