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“E’ stato morto un ragazzo”. Lettera aperta al ministro Cancellieri. Firma l’appello

 

“Caro Ministro Anna Maria Cancellieri, ci rivolgiamo a Lei, una donna,  una Signora dello Stato,  per ribadire, come già facemmo con una petizione firmata da migliaia di persone, che i quattro suoi dipendenti che a Ferrara il 25 settembre di sette anni fa hanno ucciso Federico Aldrovandi devono essere espulsi dalla polizia di Stato”. Così esordisce la lettera aperta al ministro Cancellieri letta a Ferrara nel corso del concerto di parole e musica “Verità grido il tuo nome”. Articolo21 ha lanciato una raccolta di firme – che vi invitiamo a sottoscrivere – a sostegno della lettera.

“La giustizia  – prosegue la lettera-appello – ha fatto il suo corso, i fatti sono noti e accertati per sempre. Lo hanno stabilito senza equivoco alcuno le sentenze e le annesse motivazioni. Quella mattina all’alba quattro poliziotti (tre uomini e una donna), dopo aver picchiato  con violenza inaudita per quasi mezz’ora un ragazzo di 18 anni,  lo schiacciarono a terra con le braccia ammanettate dietro alla schiena e, nonostante le sue grida di aiuto, sotto la pressione  delle loro ginocchia e  il peso del loro corpo gli causarono un arresto cardiaco.

Non è tutto, perché Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani, Monica Segatto, sono stati coperti da altri suoi dipendenti in servizio ieri e oggi alla  questura di Ferrara,  Signora Ministro dell’Interno, che hanno   inquinato le indagini,  falsificato e nascosto le prove.   In tutti i gradi di giudizio i quattro ex imputati e oggi pregiudicati per omicidio non solo negarono ogni addebito al di là di ogni chiara evidenza, come è comunque loro diritto, ma assunsero un comportamento di sfida aperta e volgarmente offensiva della memoria e della dignità di Federico e verso il dolore e la richiesta di verità dei suoi genitori, in particolare della mamma  Patrizia, come sottolineano le motivazioni della sentenza della Suprema Corte di Cassazione.

Solo indagini partite con colpevole ritardo, solo il vuoto legislativo provocato dalla mancata ratifica dello Stato Italiano della convenzione Onu sul reato di tortura hanno evitato che la pena  di 3 anni e sei mesi, alla quale sono stati condannati  coloro che hanno ucciso Federico,  non fosse ben più grave. Noi rispettiamo la legge e i giudici che applicano quella in vigore, sta al parlamento modificarla, le discussioni e le polemiche sugli anni di carcere non  ci interessano. Queste sentenze hanno  per noi un valore simbolico e etico molto più importante per la civiltà di uno Stato di Diritto. Chi commette reati simili con queste modalità e veste una divisa  la infanga e si macchia di una seconda non meno grave colpa, morale oltre che penale. I giudici hanno accertato e sanzionato il reato penale, ora tocca a Lei, Signora Ministro, provvedere celermente a chiudere il cerchio della giustizia. Lo faccia  nel segno della trasparenza di uno Stato che non ha incertezze nel punire e cacciare i propri rappresentanti che delinquono. Il tempo delle scuse, per altro gradite e ben accette, è finito, oggi non ci sono più alibi, le parole dei giudici non si prestano ad interpretazioni. I panni sporchi non si lavano in casa e la nostra bella costituzione non prevede un quarto grado di giudizio. Per questo non possiamo accettare che commissioni interne della Polizia di Stato, le cui riunioni e i cui atti per altro non sono pubblici, si sostituiscano alla magistratura. Anche perché, ci consenta una punta polemica, Ministro Cancellieri, quando c’hanno provato ad indagare in questa orrenda storia non è stato certamente per avvicinare la verità.

Dunque oggi lo possiamo dire ad alta voce e scrivere a carattere cubitali senza timore di querele: il 25 settembre 2005  E’ stato ucciso un ragazzo.

Non aggiungiamo altro. Le chiediamo come garante di uno Stato di diritto che gli agenti Forlani, Pollastri, Pontani e Segatto siano allontanati dalla polizia, perché indegni di vestire una divisa. Lo faccia presto, meglio se subito, lo faccia per Federico, per tutti quelli che lo hanno amato e conosciuto, lo faccia anche    per Lei che ci rappresenta  e infine per noi tutti che oggi gridiamo il nome di Federico come un simbolo di festa, di giustizia e di vita”.

I partecipanti al concerto Verità grida il tuo nome, Ferrara 22 settembre 2012

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